11 Maggio 2005

Anche l?Ente tabacchi risarcì

Tra i precedenti clamorosi il caso dell?Eti coinvolto dai familiari di un fumatore

Anche l?Ente tabacchi risarcì

E due dirigenti di banca risposero di omicidio colposo

ROMA. La storica sentenza emessa ieri dal tribunale civile di Roma in materia di fumo passivo, arriva a due mesi di distanza da un?altra condanna senza precedenti. Il 9 marzo scorso l?Ente tabacchi italiani è stato condannato dalla Corte d?Appello della Capitale a risarcire di 200 mila euro i parenti di un fumatore morto a causa delle sigarette. Il reato: mancata informazione dei pericoli delle sigarette. Ma la prima sentenza italiana per i danni letali da fumo passivo risale al 2002 quando il Tribunale di Milano condannò due dirigenti di una banca per omicidio colposo. La sentenza della Corte d?Appello di Roma contro l?Eti ha chiuso il 9 marzo una battaglia legale durata 11 anni. Mario Stalteri morì nel 1991 per un adenocarcinoma polmonare. Aveva 64 anni e oltre venti li aveva passati a fumare un pacchetto di sigarette al giorno. Nel 1994 la vedova e il figlio si rivolsero alla magistratura lamentando la mancata comunicazione dei «gravi pericoli derivanti dal fumo». In primo grado, nel 1997, il tribunale respinse la domanda di risarcimento ritenendo che non c?era prova che il fumo fosse la causa del decesso. Nel corso del nuovo procedimento una consulenza medico-legale stabilì invece che il tumore di Stalteri era riconducibile al fumo. La legge che obbliga i produttori di sigarette a porre sui pacchetti scritte sui pericoli del fumo risale al 1990 e i fatti erano antecedenti, ma la Corte d?Appello ha ritenuto che la produzione e la messa in commercio di sigarette sia un?attività pericolosa per la salute e che il produttore doveva comunque adottare tutte le misure idonee a evitare danno ai consumatori. Era invece il 6 settembre del 1999 quando Monica Crema, 35 anni, asmatica e allergica, morì per un?improvvisa crisi respiratoria negli uffici della banca dove lavorava come invalida. Il 1º marzo 2002 il Tribunale di Milano emise la prima condanna per omicidio colposo nei confronti di due dirigenti della banca: il capoufficio e il direttore vennero condannati a tre mesi di carcere, da non fare, e a una multa di 50 mila euro. In sostanza venne appurato che la giovane era stata costretta a lavorare in un ambiente piccolo dove aveva dovuto subire il fumo dei colleghi. E dopo queste prime sentenze, le cause di risarcimento per i danni da fumo si moltiplicano anche in Italia. Il Codacons ha annunciato di aver già pronte 150 cause contro i produttori di sigarette e altrettante sono al vaglio per chiedere il risarcimento danni «per quei lavoratori che hanno dovuto subire il disagio causato dal fumo dei colleghi».

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