Anche le associazioni dei consumatori si sono fatte sentire
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fonte:
- Corriere delle Alpi
La storiella raccontata l`altra sera a Firenze da Roberto Benigni illustra bene la situazione italiana sul fronte del decreto Bersani: un tizio vuole prendere un taxi per andare in farmacia a comprarsi un farmaco di cui ha urgente bisogno, ma i taxi sono in sciopero, appunto, contro Bersani. In qualche modo alla farmacia arriva, ma è chiusa, per sciopero contro Bersani. Sentendosi danneggiato, cerca un avvocato per fare denuncia, ma anche l`avvocato è in sciopero. E` la calda estate delle corporazioni in rivolta. Oggi tocca ai farmacisti, e a oltranza. Sulla loro serrata pende però il giudizio del presidente della commissione di garanzia sull`attuazione della legge sullo sciopero, Antonio Martone, secondo il quale l`agitazione dei farmacisti rappresenta “un fondato pericolo di pregiudizio grave alla vita e alla salute dei cittadini riconosciuti dalla Costituzione“, oltre a violare “la regola del preavviso, nonché quella della durata“. Anche le associazioni dei consumatori si sono fatte sentire con esposti alla procura (Cittadinanzattiva) segnalando l`eventuale interruzione di pubblico servizio o (il Codacons) invitando i cittadini che hanno trovato chiuse le farmacie a chiedere il risarcimento danni ricorrendo al giudice di pace. C`è da dire che non tutti i farmacisti seguono la linea dello scontro duro. Il “Movimento dei liberi farmacisti“, ad esempio, che raccoglie circa diecimila aderenti, in prevalenza non proprietari di farmacia, sostiene la proposta del governo. Come fa, secondo un sondaggio Ipsos, la grande maggioranza dei cittadini. Dunque, provvedimenti che raccolgono un vasto consenso provocano l`aspra risposta delle corporazioni interessate. Corporazioni dalla base ristretta (anzi, ricercatamente ristretta) ma dalla vivace e a volte ruvidissima capacità di combattimento oltre che di iniziativa lobbistica in Parlamento. Così il paese intero è ostaggio di questi interessi e comportamenti. E dire che i provvedimenti di Bersani, alla luce di quanto avviene in tanti altri paesi come il nostro, per molti aspetti non sono che acqua fresca. Ad esempio, proprio nel caso dei farmaci da banco che il decreto prevede vengano venduti anche nei supermercati, siamo lontani da una piena liberalizzazione che vada incontro alla necessità dei cittadini di trovarli facilmente (oltre che di favorire, attraverso una maggiore concorrenza, un ribasso dei prezzi). Sarebbe utile, tanto per dire, che si potessero trovare in distributori automatici, disponibili a tutte le ore, o negli autogrill delle autostrade. Il malcapitato della storiella di Benigni è maggioranza nel paese. Anche se il suo avvocato sciopera, speriamo trovi il modo di farsi sentire lo stesso.
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