11 Agosto 2009

Anche la procura indaga sul disastro dell’Hudson

L’inchiesta atto dovuto dopo la denuncia del Codacons Ma le difficoltà procedurali sono tante

Anche la Procura di Bologna indaga sulla tragedia di New York. Non saranno solo le autorità americane, dunque, ad occuparsi dell’incidente aereo che ha spezzato nove vite, portandosi via i sogni delle due famiglie di Trebbo di Reno e San Lazzaro. I PM Luigi Persico e Morena Plazzi ieri hanno aperto un’inchiesta contro ignoti che ipotizza i reati di disastro aereo colposo e omicidio colposo plurimo.  I magistrati hanno deciso di procedere, pur consci delle gravi difficoltà procedurali che gravano su questo tipo di inchieste internazionali, in seguito al pubblico appello diffuso in mattinata sul sito del Codacons dal presidente nazionale Carlo Rienzi. Il quale ha affermato che «la Procura bolognese deve avviare un’indagine in Italia per accertare le eventuali responsabilità del sindaco di New York Bloomberg e delle istituzioni americane preposte ai controlli dei voli nell’area». Rienzi ha aggiunto che l’inchiesta «è un atto dovuto anche a tutela delle migliaia di turisti italiani che ogni anno si avventurano in questi tour sull’Hudson, e le famiglie almeno potranno controllare l’operato degli inquirenti americani e collaborare con loro». I magistrati non hanno lasciato cadere nel vuoto l’appello.  Anche perché Persico ritiene l’intervento del Codacons equiparabile a una denuncia formale e dunque l’apertura dell’inchiesta appare come un atto dovuto per legge. Fin dal primo annuncio del disastro, peraltro, i magistrati di piazza Trento e Trieste si erano attivati e avevano esaminato i problemi e i limiti di procedibilità. Sono due gli scogli principali. Primo: l’articolo 10 del codice penale, che stabilisce che per procedere per un reato commesso all’estero da parte di stranieri ai danni di italiani bisogna che il responsabile si trovi fisicamente in Italia. Secondo: anche il presunto responsabile dell’incidente, cioè il pilota americano del Piper, è morto nello schianto. Simili difficoltà sono state già riscontrate nelle inchieste aperte dalla Procura per il disastro aereo di Los Roques e per l’uccisione in Venezuela dell’imprenditore bolognese Carlo Zaccanti. Ad ogni modo, Persico e la collega Plazzi (che fa parte del pool che si occupa di disastri e antiterrorismo) faranno tutto quanto nelle loro possibilità. Cioè poco, per la verità. Il primo passo sarà chiedere al Consolato generale di New York la documentazione relativa al traffico aereo sul fiume Hudson. Bisognerà capire quali sono le autorità e gli enti preposti alla gestione di quello che viene definito uno dei corridoi più trafficati del mondo.  Non è detto, ad esempio, che il sindaco Bloomberg abbia qualche prerogativa in tal senso, come sostiene il Codacons. Studiata la documentazione, si potrà far luce su eventuali mancanze nel dispositivo della sicurezza e individuare i responsabili. Accertato tutto ciò, però, gli strumenti per processare in Italia gli americani appaiono a dir poco spuntati.

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