Anche la fiction divide la politica in due ma unisce il pubblico: 7 milioni di spettatori
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fonte:
- Il Messaggero
E l?attore punta al successo da scrittore
LE DONNE che si sposano nella Spagna di Zapatero, sbattono contro i pregiudizi della profonda Puglia e accendono la polemica. Ma vincono la prima serata di Raiuno. Oltre 7 milioni di spettatori (con punte di 8), con uno share del 26,7 per cento, è il risultato de Il padre delle spose , il film tv da un?idea di e con Lino Banfi, interpretato da sua figlia Rosanna e uno straordinario cast.
Una storia che scotta (trattata con rara sensibilità e levità dal regista Lodovico Gasperini), che ha scatenato un putiferio. Ed è stata attaccata da destra e da sinistra. E investita dalle proteste on line di Cultura Cattolica. Nemmeno dopo la vittoria di Banfi (ha quasi doppiato il film su Canale 5, Merry Christmas : 4 milioni 401 mila spettatori, con il 18,12 di share), si calmano le acque. «Rai gay? Meglio la fiction per famiglie», insiste Luca Volontè, Udc. «Con il governo Zapaprodi era ovvio che la tv di Stato si trasformasse in Zaparai». Contrario anche Mario Landolfi, presidente della Commissione Vigilanza. Mentre Sandro Curzi del Cda apprezza. E Vladimir Luxuria e Titti De Simone, Prc, ringraziano «una Rai che finalmente fa cultura». Ma non la pensa così il Codacons. «Un prodotto scadente», commenta. E non capisce, aggiunge, il perché di tanto rumore per nulla: «Ma quale scandalo? La tv italiana è affollata di gay, dichiarati e non».
Nonostante le accuse, Il padre delle spose è piaciuto al pubblico. Perché è una storia d?amore. Che mette sì a fuoco i sentimenti delle protagoniste, ma soprattutto quello, senza confini, di un padre per la figlia. E perché sbatte in tv l?eterno conflitto dell?accettazione contro il pregiudizio. Eppoi questa fiction non è la prima in Italia a parlare di love story al femminile. E? il 1990, Thanee Welch s?innamora di Marina Suma in Disperatamente Giulia , una delle più belle serie della storia della tv, trasmessa da Canale 5, diretta, scritta (con Ennio De Concini) e interpretata da Enrico Maria Salerno e ideata e prodotta da Ciro Ippolito. Ma allora, 16 anni fa, nessuno gridò allo scandalo per quell?invaghimento adolescenziale e profondo, che con il passare degli anni si trasforma in amicizia.
Lino Banfi ha voluto riprendere l?argomento, «in nome della tolleranza. Senza comprensione, che mondo sarebbe?», si chiede. Lui, ha sempre cercato di capire. Da quando si chiamava Pasquale Zagaria, era alto come un soldo di cacio e aveva «bellissimi capelli lunghi, ondulati», scrive nel suo secondo libro, (203 pagine, edizioni Rizzoli, 16 euro), Ti racconto una storia . Un viaggio nella vita di un uomo che ha attraversato guerra e fame, avanspettacolo e varietà. E quel cinema degli Anni 70 che ha dovuto aspettarne 30 per venire riabilitato da Quentin Tarantino, e la fiction televisiva prima di essere riconosciuto quel grande attore che è. Banfi ricorda la Puglia dove è nato, Andria, e quella in cui è vissuto, Canosa. Il sarto del paese, Mestr? Fradanand?, il barbiere che gli curava il tifo con le mignatte, quelle «bestie schifose che mi succhiavano il sangue». Eppoi, si racconta attore alle prime armi, quando «di sposare il pranzo con la cene non se ne parlava». E veniva ignorato dal Circolo dei Galantuomini che anni dopo, quando girava film con «bellissime come Edwige Fenech», avrebbe fatto fedi false pur di averlo ospite d?onore.
E ancora, i tempi del cabaret, i successi pubblici, le delusioni private. La malinconia e l?ironia, suoi parenti stretti. E la sicurezza che «se vuoi volare, voli». Lui è sempre in fase di decollo. Perché è curioso. Entusiasta, anche se spesso punto dalla nostalgia. Come un giovane ragazzo di settant?anni.
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