13 dicembre 2017

ANCHE LA CASSAZIONE RICONOSCE I DIRITTI DEI PRECARI DELLA SANITÀ: PARTE L’INIZIATIVA DEL CODACONS IN FAVORE DEGLI “INVISIBILI” DEL SSN!

L’Associazione interviene a tutela del personale dipendente sottoposto a una illegittima “precarizzazione”: l’obiettivo è ottenere l’assunzione a tempo indeterminato, il riconoscimento dell’anzianità di servizio e un risarcimento del danno fino a 50.000,00 euro a persona

I FATTI

Ormai da anni, i precari rappresentano la spina dorsale del Servizio Sanitario Nazionale e contribuiscono a limitare, ogni giorno, gli effetti di quei continui tagli al personale e al costo del lavoro che sembrano rappresentare l’unica soluzione individuata dalle varie amministrazioni. Lavoratori di ogni tipo, indispensabili per le attività giornaliere delle nostre struttura sanitarie, operano da anni con contratti a termine, a dispetto (fra l’altro) dell’elevata professionalità dimostrata. Precari “invisibili”, come i due dipendenti a tempo determinato di Genova – i cui contratti venivano di volta in volta rinnovati addirittura a partire dal 1999 – che hanno deciso di rivolgersi al Tribunale, e che sono riusciti a portare la condizione loro e di tutta la categoria di fronte alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

LA CASSAZIONE

Anche la Cassazione, con una sentenza di grande importanza per tutti i precari della sanità, ha dato loro ragione. La Corte, infatti, ha duramente condannato il comportamento dell’azienda ospedaliera in questione e sancito i diritti dei lavoratori precari, stabilendo che le aziende sanitarie pubbliche non possono ricorrere al continuo rinnovo dei contratti a tempo determinato senza assumere personale tramite concorso. Per i supremi giudici, inoltre, in caso di abuso di contratti a termine da parte di una pubblica amministrazione, il dipendente ha diritto al risarcimento del danno. Anche perché, in questo caso, il lavoratore rimane “confinato in una situazione di precarizzazione e perde la chance di conseguire, con percorso alternativo, l’assunzione mediante concorso nel pubblico impiego o la costituzione di un ordinario rapporto di lavoro privatistico a tempo indeterminato”: subisce, insomma, una perdita dichance, di occasioni di lavoro stabile, che va risarcita.

LA SENTENZA

Non c’è solo la Cassazione a dare speranza ai tanti precari della sanità italiani. La Corte d’Appello di Palermo, infatti, ha riconosciuto i diritti di una dirigente psicologa della Asp di Agrigento, disponendo in suo favore un risarcimento danni per essere stata costretta a lavorare oltre 15 anni come precaria nell’Azienda Sanitaria provinciale, e riconoscendo alla stessa gli scatti di anzianità maturati nel tempo. La Corte ha condannato l’Azienda “al risarcimento del danno subito dalla ricorrente, quantificato in € 42.104,52”, pari a 12 mensilità dell’ultima retribuzione di fatto, oltre accessori di legge, nonché alla rifusione delle spese processuali, liquidate in € 12.000”.

Contro tale sentenza la Asp di Agrigento ha presentato ricorso alla Corte d’Appello di Palermo che, tuttavia, ha respinto in modo netto le tesi dell’Azienda, dando ancora una volta ragione alla dirigente psicologa. Scrivono infatti i giudici nella sentenza (Presidente relatore: dott.  Gianfranco Pignataro):

è pacifico ed incontestato che la durata dei contratti a termine succedutisi ha superato abbondantemente per durata complessiva il limite massimo dei 36 mesi (69 mesi, anche non considerando il primo contratto di 8 mesi, riguardante il 2003), sicché bene ha fatto il Tribunale ad accordare il risarcimento ritenendo presunto il danno subito dalla lavoratrice in una ipotesi di abuso ex art. 4 e 5 dlvo n. 368/2001 […] Verificato che in base al contratto collettivo di settore al personale a tempo indeterminato, con la maturazione dell’anzianità di servizio, compete la progressione economica e valutate le condizioni di impiego, che parificano di fatto le caratteristiche della prestazione dei lavoratori con contratto a termine a quelli di ruolo, la disparità di trattamento deve senz’altro ritenersi illegittima, e analogo trattamento va dunque riconosciuto all’odierna appellante incidentale, considerato il servizio prestato in tutti i contratti a termine stipulati con l’Asp”.                                   

Alla dottoressa sono stati quindi riconosciuti oltre 42mila euro di risarcimento per danno da lavorio precario, gli scatti di anzianità maturati nel tempo e le spese legali.

L’INIZIATIVA CODACONS

Il Codacons ha scelto di intervenire a tutela dei lavoratori a tempo determinato impiegati presso le Aziende Sanitarie Locali con contratti a termine che abbiano superato – nella loro durata complessiva – i 36 mesi (comprensivi di proroghe e rinnovi). L’obiettivo dei ricorsi collettivi avviati dall’Associazione è quello di ottenere l’assunzione a tempo indeterminato, il riconoscimento dell’anzianità di servizio e il risarcimento del danno (fino a un massimo di 50.000,00 euro).

PER ADERIRE

Per conoscere le modalità di adesione puoi scaricare senza impegno la modulistica necessaria cliccando qui: la compilazione del form non è vincolante e permette di ricevere tutte le informazioni relative all’iniziativa, compreso il dettaglio dei costi d’adesione.

ATTENZIONE

Condizione di procedibilità dell’azione è l’invio mediante raccomandata A.R. della lettera di impugnativa della sequenza contrattuale messa a disposizione tra i moduli da scaricare, entro e non oltre 120 giorni dalla scadenza del termine dell’ultimo contratto concluso con l’azienda sanitaria.


È possibile ottenere ulteriori informazioni riguardo l’iniziativa contattando il Numero Unico Codacons 892.007 (qui i costi): gli operatori dell’Associazione forniranno ogni elemento utile per approfondire la vicenda legale e forniranno la loro consulenza ai cittadini interessati.

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