4 Novembre 2015

Anche l’ Istat critica la manovra, troppa poca spending review

Anche l’ Istat critica la manovra, troppa poca spending review

   
La crescita dell’ economia in termini reali beneficerà della manovra in misura lieve nel 2016 e in maniera più rilevante nel 2017. E’ quanto ha riferito il presidente dell’ Istat, Giorgio Alleva, presentando i risultati di una simulazione nel corso di un’ audizione in Senato, evidenziando come la natura espansiva della manovra sia comunque legata in gran parte alla possibilità di sfruttare i margini previsti dagli accordi europei. L’ incidenza della manovra sul pil è stimata allo 0,1% il prossimo anno e allo 0,3% nel 2017. “Nel 2016 la dinamica dei consumi delle famiglie risulterebbe superiore a quella prevista nello scenario tendenziale”, ha spiegato il numero uno dell’ Istat, “mentre vi sarebbe un effetto negativo sui consumi pubblici e uno positivo più marcato sulle importazioni che sulle esportazioni”. Al contrario, secondo l’ Istat, i consumi intermedi della pubblica amministrazione nel 2014 sono risultati pari a 87,2 miliardi di euro, ovvero il 10,6% della spesa pubblica complessiva. “Dopo una fase di sostanziale invarianza della spesa fra il 2010 e il 2012, i consumi intermedi hanno registrato una risalita nel biennio successivo: il livello del 2014 è superiore del 3,7% rispetto a quello del 2012”, hanno sottolineato dall’ istituto nazionale di statistica. Riguardo al taglio delle tasse sulla prima casa, secondo l’ Istat, la manovra avrebbe un impatto maggiore sui redditi delle famiglie meno abbienti. “I dati relativi all’ imposizione fiscale sulla casa relativi agli anni 2012-2013 consentono di quantificarne il peso sul reddito delle famiglie italiane, mostrando un’ incidenza maggiore sul reddito netto delle famiglie meno abbienti, ma un prelievo di risorse più rilevante in termini assoluti per i quinti con reddito più elevato”, ha precisato il numero uno dell’ istituto. Viceversa, i risparmi ottenibili da un più incisivo processo di miglioramento dell’ efficienza della spesa corrente della pubblica amministrazione potrebbero non solo contribuire a facilitare la gestione futura dei conti pubblici ma anche liberare risorse utili, come ad esempio quelle necessarie per un ampliamento della spesa negli investimenti pubblici. L’ Istat ha infatti certificato il crollo degli investimenti locali. Gli investimenti fissi lordi locali sono inferiori del 33,5% rispetto a quelli realizzati nel 2009. “Si tratta di un calo di quasi 10 miliardi di euro che ha interessato tutte le più importanti voci di spesa: è in calo sia la spesa per fabbricati (-44%) sia quella per investimenti in opere stradali e in altre opere del genio civile, scesi rispettivamente del 30% e del 46%”, ha ammonito Alleva. Quanto all’ effetto dei tagli all’ imposizione fiscale, con la nuova normativa del regime forfettario riguarderebbero 1,2 milioni di unità produttive, ovvero oltre il 40% dell’ universo di riferimento di professionisti e piccole imprese con un’ incidenza maggiore nel settore del commercio e nel Mezzogiorno. “L’ effetto combinato dei maxi-ammortamenti e del taglio dell’ aliquota Ires, invece, si tradurrebbe nel 2016 in un risparmio d’ imposta per le società di capitali di circa 4 miliardi di euro annui in termini di competenza, che equivale al 12,6% del prelievo calcolato in base alla normativa vigente”, ha rimarcato Alleva. Intanto domani l’ Istat diffonderà le previsioni annuali per il biennio 2015-2017 che, ha anticipato il presidente, “confermano il proseguimento della tendenza alla crescita dell’ economia italiana”. La dinamica dell’ occupazione è stimata in miglioramento in entrambe i prossimi anni, ma il numero di bambini e ragazzi in condizioni di povertà assoluta è visto oltre 1 milione, vale a dire il 10% di quelli residenti nel Paese. “I dati sulla povertà in Italia sono da Terzo Mondo, non degni di un Paese che vuole definirsi civile, una vergogna”, ha commentato il Codacons. “I numeri dell’ Istat ci dicono che nel nostro Paese non è stato fatto abbastanza per contrastare la povertà e che anzi i dati sono addirittura triplicati rispetto alle stime del 2008”, ha ribadito il presidente, Carlo Rienzi.
FRANCESCO NARDIN

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