5 Ottobre 2016

Anche l’ Ilva pagherà i danni?

Anche l’ Ilva pagherà i danni?
Ammessa la costituzione di parte civile nei confronti della società

   

• TA R A N TO. La corte d’ assise, a sorpresa e con una ordinanza che sul punto giuridicamente farà sicuramente il giro dei tribunali italiani, oltre ad accogliere le costituzioni di parte civile presentate da un migliaio tra cittadini e operai, ministeri, enti locali, associazioni e perfino partiti (i Verdi, primo caso in Italia), ha ammesso la costituzione presentata dall’ Asl di Taranto (con l’ avvocato Stefano De Francesco), Legambiente (tramite gli avvocati Eligio Curci e Ludovica Coda), Codacons e dodici privati cittadini nei confronti dell’ Ilva, di Riva Fire e Riva Forni elettrici, le tre società finite a giudizio ai sensi della legge 231 del 2001 che disciplina la responsabilità amministrativa delle imprese. La richiesta, presentata – senza successo – già in udienza preliminare, aveva ricevuto il parere negativo della Procura, che aveva addirittura paventato il rischio di una procedura di infrazione da parte dell’ Unione Europea, e il fuoco di sbarramento degli avvocati delle tre società, e soprattutto dell’ Ilva in amministrazione straordinaria. La società gestita dai commissari nominati dal governo e dal tribunale di Milano non rischia nulla in concreto giacché gli eventuali risarcimenti (che nel caso dell’ Asl si annunciano tutt’ altro che modici), e le relative spese legali, saranno in moneta fallimentare essendo la società sottoposta appunto ad amministrazione straordinaria, ma l’ ave re parti costituite contro complica la strada verso l’ annunciata richiesta di patteggiamento, abbandonata dinanzi al gup per il mancato consenso della Procura, ed anche verso la possibile vendita dello stesso soggetto giuridico, ora gravato da questo fardello. La corte, però, non ha avuto dubbi sul punto, facendo una argomentazione giuridica molto interessante che separa e distingue l’ imputato persona fisica, per quanto dipendente o dirigente o proprietario della società imputata; e dall’ altro la società appunto che risponde per colpa di organizzazione, situazioni dunque produttive di un danno derivante da fonti diverse. Proprio sull’ organizzazione aziendale del gruppo Riva, d’ altronde, nella fase delle indagini aveva picchiato duro il gip Patrizia Todisco, sostenendo che «la mancata realizzazione dei lavori di manutenzione di impianti e apparecchiature e l’ assenza delle condizioni di igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro, nonché la mancata effettuazione dei controlli, periodici e straordinari, e delle verifiche obbligatorie previste dalla normativa, atte a garantire il mantenimento di buone condizioni di sicurezza di macchine, apparecchiature ed impianti, associate all’ assenza delle obbligatorie cautele nei cantieri allestiti per l’ esecuzione in sicurezza delle attività manutentive, con particolare riferimento alla redazione dei piani di sicurezza, sia dei lavoratori dipendenti che di quelli delle ditte appaltatrici, delineano palesemente una situazione critica per la tutela della salute dei lavoratori aggravata dall’ assente definizione di ruoli, compiti e responsabilità delle figure aziendali nell’ ambito dell’ org anizzazione aziendale risultata del tutto carente». Parole di 3 anni fa che risultano in buona parte ancora attuali. [Mimmo Mazza]

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