3 Giugno 2002

Anche in Italia scoppia l´allarme euro-prezzi

LA QUESTIONE CHANGEOVER-CAROVITA DA QUESTA SERA SUL TAVOLO DEI MINISTRI DELL´ECOFIN

Anche in Italia scoppia l´allarme euro-prezzi





Torino, 12 dicembre ultimo anno della lira. Bar sotto casa, confine Crocetta-Santa Rita: caffè, brioche e bicchiere d´acqua 3400 lire. Torino, 29 maggio euro anno primo, stesso bar, stessa colazione: 1,93 e (3737 lire +10% circa). Casello del canale di Candiano, passaggio obbligato per entrare a Ravenna senza fare il giro dell´oca: 29 dicembre 2001, la gabella è di mille lire, due settimane dopo di 70 centesimi (1355 lire +35%). Milano, seconda domenica di dicembre. Costo del radiotaxi da via Lanzone, cuore di Sant´Ambrogio, alla Stazione Centrale: 14 mila lire. Tre mesi dopo, sempre domenica, tragitto invariato, strade quasi deserte: 8 euro (+11% senza mancia). Ancora Torino, zona via Roma, tra Natale e Capodanno. Cena: pizza al prosciutto, birra chiara media, caffè e coperto 24 mila. La scorsa settimana, la «comanda» non cambia: 14 e (le vecchie 27 mila). L´elenco degli «eurorincari», o meglio dei rincari successivi all´introduzione della moneta unica, potrebbe continuare. Dalla «a» di acque minerali alla «z» di zaini, come hanno fatto le più grandi associazioni di tutela dei consumatori. Nel listino da «eurostangata» non mancano le curiosità. Dal Movimento dei consumatori: «Vespisti in rivolta, la spesa per cambiare la camera d´aria della ruota si è impennata da 18 mila lire a 20 euro». E ancora, lo sciroppo Periactin, vecchio di trent´anni, per far tornare la fame a vecchi e bambini ammalati: da 8 mila lire a 7 e (+54%). Secondo il Codacons, anche la Chiesa cattolica avrebbe messo mano alle tariffe: per scambiarsi le fedi all´altare si paga il 16,2% in più. Adoc, Adusbef e Federconsumatori non trascurano davvero nulla e hanno fatto il conto, convertitore alla mano, anche sul «sesso a pagamento». Ci sono persino le ciabattine infradito. Al mercatino di Porta Portese a Roma da 10 mila a 10 e. Certo, lo sciroppo della nonna e, men che meno, una mezz´oretta di prestazioni hard non finiscono nelle rilevazioni statistiche ufficiali. Resta, in ogni caso, il fatto che la percezione dei consumatori è ben diversa rispetto ai numeri Istat ed Eurostat sull´inflazione. Rimanendo nei confini italiani: +0,5% a gennaio, +0,4% a febbraio, +0,1% a marzo, +0,3% ad aprile, +0,2% a maggio con una tendenza alla fine dell´anno del 2,2%. Ministri e commissari europei tendono a sminuire il caro-vita. Mentre i sondaggi delle maggiori società demoscopiche non confermano: tra il 70% e l´80% degli italiani è convinto di spendere di più. I calcoli degli istituti statistici ufficiali sono sbagliati al ribasso o esagerano le associazioni dei consumatori al rialzo? Secondo Federconsumatori il caro-vita, «quello vero», nell´ultimo anno avrebbe mangiato una settimana di stipendio alle famiglie monoreddito che sono il 47% del totale. Dove sono concentrate le maggiori stangate? E «l´effetto changeover» quanto durerà? Domande da un miliardo di lire o se volete da 516 mila euro e qualche centesimo. Non a caso domani sera i ministri dell´Ecofin a Bruxelles discuteranno, oltre che della ripresa dell´economia, anche del rialzo dei prezzi dopo l`introduzione dell`euro. «Un problema di rilevazione – ammette il professor Luigi Campiglio, professore ordinario di Politica economica all´Università Cattolica di Milano che in queste settimane sta preparando un lavoro proprio sui sistemi di calcolo dei prezzi e il caso euro – c´è ed è relativamente nuovo». Sotto accusa, come in altri momenti di tensioni inflazionistiche, sono il paniere e le metodologie di calcolo. «L´economia – spiega l´accademico – è cambiata e non è più basata su produzione e consumi standard. Oggi la chiave è la varietà di beni e servizi. Però si continuano a utilizzare metodi di valutazione vecchi in un´economia o, meglio, in un mondo nuovo». D´accordo anche Gustavo Ghidini, presidente onorario del Movimento consumatori: «I trasporti sono aumentati del 9%, i treni pendolari fino al 25, i prodotti farmaceutici in media del 10, ma l´Istat non se ne accorge. I prezzi vanno misurati tagliandoli in base alle fasce tipiche di prodotto, alle classi di reddito, alle classi sociali e quindi di consumo».
Campiglio contesta anche il concetto stesso di «mediana», il numero che esprime il tutto. Insomma, il monolite dell´inflazione unica che poi fa da parametro per il calcolo di pensioni e stipendi: «Qui sta la spiegazione della diversa percezione da parte dei consumatori nei paesi economicamente maturi come l´Italia. Se ci si basa solo sul numero medio, alla fine nessuno ci si ritrova». Ma i «vizi di calcolo» dell´Istat sono anche di metodo: «Troppo spesso sono ancorati a leggi statistiche, burocratiche, e non a regole di mercato. I prezzi, andando a spulciare nel paniere, appaiono costanti, mentre così non è. Il prezzo è tutto meno che costante. Prendiamo il caso dell´auto: nei mesi passati ci sono stati sconti, promozioni, finanziamenti agevolati che l´Istat non ha rilevato». Cosa fare allora? «Occorre ricostruire il sistema di misurazione, tenendo conto della diversità dei consumi, per gruppi sociali e di reddito. In una parola riconoscere la varietà che permetterebbe di fotografare gli aumenti reali». Rincari che si sono concentrati, fa notare il professor Carlo D´Adda, economista e ordinario all´Università di Bologna, «dove c´è minore concorrenza e le rendite di posizione sono più accentuate come nel caso di bar e ristoranti». Qualche esempio dove monopoli e oligopoli la fanno da padrone: i prezzi massimi di ombrelloni e sdraio in spiaggia per la prossima estate (fonte Camera di Commercio di Genova) da 12 mila lire a 7 euro e da 9 mila a 5,5 euro; il biglietto dei mezzi pubblici a Milano da 1500 lire a un euro, a Torino da 0,77 a 0,90 centesimi; il rilascio di pass temporanei per la Ztl di Modena da 2,58 a 3 euro; il parcheggio di un´ora lungo le «strisce blu» a Torino costa tra il 16 e il 20% in più. A gennaio da Bruxelles assicuravano che l´impatto della conversione si sarebbe fatto sentire per circa lo 0,1%-0,2% e per un periodo non superiore ai due mesi. Stando larghi, fino a marzo. E invece? «Invece – sta calcolando il professor Campiglio – si potrebbe andare avanti fino a giugno-luglio. Bisogna soprattutto ricordare che molte aziende adeguano i listini una volta all´anno e non sempre a gennaio». Si può aggiungere che la tregua non scritta tra commercianti e governo per tenere i prezzi bassi valeva fino a marzo. «Allora il vero impatto – conclude Campiglio – potrebbe essere superiore. In questo caso posso solo azzardare, perché un dato certo, vista la complessità dei calcoli, lo potremmo avere in autunno. L´effetto changeover potrebbe essere di mezzo punto percentuale».

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