12 Aprile 2009

Anche i ristoranti vengono meno presi i considerazione per il pranzo di Pasqua

Pasqua più povera e più triste: molti a casa, ristoranti snobbati
La crisi economica e ora il dramma del terremoto: c’è poco da festeggiare

 

La verità, nonostante il traffico dei vacanzieri e i pranzi (pochi) prenotati al ristorante, è che questa è una Pasqua più triste per gli italiani. Non poteva non esserlo: la ricorrenza della Resurrezione così a ridosso del dramma del terremoto in corso in Abruzzo ha attenuato notevolmente il clima di serenità e di gioia tipico della festa. Le ferite profonde inferte fisicamente e moralmente agli italiani si ripercuotono anche nel comportamento in occasione di questa festività. Piove sul bagnato. Il clima di difficoltà economica aveva già condizionato le scelte dei consumatori ed è stato appesantito dalla tragedia del terremoto. Soprattutto quest’ultimo terribile evento sembra aver influito sulle tradizioni. E’ come se gli italiani abbiano perso il gusto di festeggiare. Da un’analisi del centro studi della Federazione italiana pubblici esercizi, arriva la conferma: gli italiani hanno meno voglia di acquistare abbacchi, capretti, colombe e uova di cioccolato. Anche i ristoranti vengono meno presi i considerazione per il pranzo di Pasqua: all’analisi Fipe, infatti, risulta che nonostante la quasi totalità dei ristoranti tradizionali (94,5% pari a 54mila unità) sarà aperto, saranno non più di 4,3 milioni gli italiani che sceglieranno di stare fuori casa, generando una spesa di circa 182 milioni di euro. Alto il numero dei ristoratori pessimisti (40,9%) a cui si aggiunge la percentuale (59,1%) di coloro che non prevedono grandi variazioni rispetto allo scorso anno. I prezzi contenuti per il pranzo tutto compreso (circa 42 euro) non riusciranno, secondo l’indagine, a distrarre la popolazione dal clima di difficoltà. Il calo nei ristoranti sarà soprattutto da parte dei residenti. «È una situazione brutta e triste – ha commentato il presidente Fipe, Lino Enrico Stoppani – ed è comprensibile questa reazione. La misura del dolore è data proprio dalla rinuncia ai simboli della tradizione, come il consumo di abbacchio e altri piatti tradizionali». Quanto a Pasquetta, giornata in cui tradizionalmente si preferisce la scampagnata al ristorante, vedrà una percentuale di locali chiusi di poco superiore a quella del giorno prima, con risultati di fatturato per il 58% dei ristoratori in linea con l’anno precedente. Si prevedono, infatti, 2,6 milioni di clienti per un incasso stimato in poco più di 105 milioni di euro che farà salire a oltre 287 milioni e mezzo di euro la spesa complessiva delle due giornate. L’offerta di un menu "tutto compreso" sarà praticata da oltre il 77,8% dei ristoranti con un prezzo medio leggermente inferiore a quello dell’anno scorso (40,30 euro contro i 41 del 2008) pari cioè a una flessione del 1,7%. La clientela di Pasquetta sarà composta per il 33,2% da gruppi di amici e per il 24,2% da singole famiglie, prevalentemente turisti italiani (48,4%) di fascia di età giovane (64,5%).  Sul fronte dei consumi a tavola, il Codacons dice che ogni famiglia spenderà circa 20 euro in più rispetto all’anno scorso per il pranzo pasquale, per un totale di 195 euro. Sostanzialmente stabili, per l’associazione dei consumatori, i prezzi e i consumi delle uova di Pasqua e delle colombe: ogni famiglia acquisterà in media 5 uova di Pasqua e 3 colombe.
 

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