7 Febbraio 2001

Anche gli omogeneizzati nel mirino del Codacons

Secondo l’associazione mancano le indicazioni delle autorizzazioni del ministero della Sanità, obbligatorie per legge. Accuse anche all’Ue: “Dovrà risarcire i consumatori italiani”

ROMA, 6 FEBBRAIO 2001 – Il Codacons ha chiesto al ministero della Sanità e alla Procura di Torino di “verificare la sicurezza della carne utilizzata negli stabilimenti autorizzati alla produzione di omogeneizzati per bambini”. La richiesta è scattata dopo un’indagine dell’associazione sulle etichette delle marche più diffuse dalla quale sarebbe emerso che molto spesso manca l’indicazione delle autorizzazioni del ministero della Sanità, obbligatorie per legge.

Alla Sanità e alla procura di Torino è stato chiesto di “accedere alla documentazione relativa agli atti di autorizzazione ministeriale con i quali si è permessa la produzione e commercializzazione di prodotti per bambini, nonché -spiega in una nota l’associazione- di avviare i dovuti controlli intesi a conoscere l’età, la provenienza, le modalità di alimentazione dei bovini impiegati e quant’altro possa risultare necessario per verificare la sicurezza della carne utilizzata negli stabilimenti autorizzati alla produzione di omogeneizzati”.

Il Codacons ha anche presentato un ricorso alla Corte di giustizia europea. Secondo l’associazione sono state le gravi omissioni dell’ Unione europea a permettere la diffusione del morbo della mucca pazza ed ora l’ Ue dovrà ripagare i danni ai consumatori italiani: circa 2.000 miliardi di lire.

«Mucca pazza non è un problema del nuovo millennio – rileva il Codacons – già nel 1986 in Gran Bretagna erano presenti casi di Bse, che oggi sono diventati oltre 250.000, ma solo nel 1996 l’ Ue blocca le importazioni di carne britannica. L’ epidemia tra il bestiame – sottolinea – è stata chiaramente taciuta con una vasta opera di disinformazione e solo con i primi decessi nel 1996 le cose sono cambiate». Il Codacons chiede pertanto all’ Unione europea «di rispondere dei danni provocati dalle ingiustificatissime e gravissime omissioni di cui si è resa colpevole riguardo alla salute publica, alla protezione dei consumatori ed alle violazioni istituzionali».

L’ associazione prende poi di mira allevatori e macellai italiani. «È assurdo – spiega – che si decidano miliardi di sgravi fiscali per allevatori e commercianti senza verificare che siano stati estranei agli imbrogli sui mangimi che hanno inguaiato gli iatliani. Siamo noi consumatori a dover essere risarciti e non gli allevatori che hanno fatto uso in massa dopo il 1994 di farine vietate e pericolose. Se lo Stato invece porrà a carico della collettività lo stato di crisi del settore senza accuratamente distinguere tra onesti e disonesti – sottolinea – faremo ricorso alla Corte dei Conti per danno all’ erario».

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