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20 Giugno 2014

Anche due ministeri chiedono i danni

Anche due ministeri chiedono i danni

TA R A N TO. In fila erano in tanti. Dai 550 residenti nel quartiere Tamburi, a ridosso del quale 54 anni fa fu costruito il siderurgico in barba quantomeno al buonsenso, mancando mezzo secolo fa le normative ambientali odierne, ai genitori degli ultimi operai morti nella grande fabbrica. Da associazioni che da anni lottano contro l’ inquinamento, sia pure con varie declinazioni, come Legambiente, Wwf, Italia Nostra, Altamarea ai sindacati (Fiom, Uil, Cisl), al partito dei Verdi, passando per il Codacons e giungendo fino addirittura a Slow Food. Ma per ora le costituzioni di parte civile restano nell’ alveo degli annunci perché il gup Vilma Gilli ieri non ha provveduto a costituire le parti e dunque la battaglia, perché di battaglia si tratterà, si sposta a settembre, quando la Cassazione dovrebbe aver deciso sul luogo ove si svolgerà il processo. Le costituzioni di parte civile non rappresentano soltanto un atto necessario per affiancare la Procura e presentare il conto agli imputati ma anche un gesto dalla forte valenza politica perché ci sono pure politici tra gli imputati e dunque non può passare inosservata la scelta annunciata da Legambiente, tramite gli avvocati Eligio Curci e Ludovica Coda, di costituirsi anche contro il governatore Nichi Vendola, il sindaco Ezio Stefàno e l’ ex presidente della Provincia Gianni Florido oppure dell’ avvocatura dello Stato che tramite Antonio Tarantini e per conto del Ministero della Salute e il ministero dell’ Ambiente chiede i danni a tutti e 52 gli imputati. Non c’ è ancora una stima per la richiesta di risarcimento che di fatto porta la firma del Governo Renzi ma negli atti predisposti dall’ avvo cato Tarantini ci sono già i 22 milioni di euro stimati dall’ Istituto Superiore di Sanità quali danni provocati nel periodo compreso tra il 2002 e il 2008 dalle cokerie del siderurgico. Numeri parziali ai quali il Governo aggiungerà gli altri in occasione della ripresa del processo. I numeri li fa invece il Comune di Taranto che, tramite l’ avvocato Luca Perrone, si appresta a chiedere ben 10 miliardi di euro nei confronti dei 51 imputati, ad esclusione unicamente dell’ ex direttore della fabbrica Luigi Capogrosso nei confronti del quale è stata già proposta una azione civile. «I fatti reato posti a fondamento della vicenda processuale hanno determinato – ha scritto l’ avv. Perrone – non solo una perdita ingentissima di risorse ma anche una grave perdita di possibilità di poter trarre vantaggi da progetti imprenditoriali attuabili con virtuose ricadute sulla intera popolazione cittadina. I fatti reato di enorme gravità contestati, hanno determinato come fatto evento la lesione del diritto costituzionale del Comune di Taranto alta sua identità storica, politica ed economica, atteso che in conseguenza dei gravissimi fatti per cui è processo, nell’ opinione pubblica si è inteso ritenere il locale territorio irrimediabilmente contaminato». La costituzione di parte civile sarà proposta dal Comune di Taranto anche nei confronti dell’ attuale sindaco Stefàno «poiché – si legge nell’ atto – secondo la impostazione accusatoria, il sindaco pro -tempore del Comune di Taranto, nelle sue funzioni di ufficiale di governo e di autorità locale su emergenze sanitarie e di igiene pubblica, pur avendo una cognizione delle gravissime attività inquinanti svolte dallo stabilimento Ilva, tanto da aver al riguardo presentato un esposto alla locale Procura della repubblica non adottava provvedimenti contingibili ed urgenti al fine di poter prevenire o di eliminare le criticità a lui note, in tal modo garantendo, da un lato una utilità patrimoniale alla società Ilva e dall’ altro contribuendo, attraverso tale condotta omissiva, all’ aggravamento di tutti i danni, in tal modo ledendo la soggettività pubblica del Comune di Taranto». [Mimmo Mazza]
 

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