3 Ottobre 2013

Anche da avvocato Ingroia divide

Anche da avvocato Ingroia divide

PALERMO. L’ ex pm antimafia Antonio Ingroia, oggi leader di Azione Civile, non potrà essere avvocato di parte civile nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia. L’ associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili ha revocato la delega «per cause di forza maggiore», spiega la presidente Giovanna Maggiani Chelli. «La posizione di isolamento dell’ associazione – continua la nota – ci ha obbligati a cercare un avvocato palermitano, ma l’ ex procuratore Ingroia potrà esercitare la funzione di legale purtroppo solo fra un anno». In realtà, la scorsa settimana l’ ex magistrato si è iscritto all’ Ordine degli avvocati di Roma, ma non ha ancora prestato il giuramento. «Parlare di revoca è un po’ improprio – dice Ingroia -. Comunque la ragione per la quale il 10 ottobre non sarò all’ udienza è legata al fatto che il Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Roma non può fissare prima di quel giorno la data del mio giuramento». Ma c’ è anche un problema legato al luogo di esercizio della professione forense. E non è una questione da poco. La legge 247 del 2012, che ha riformato l’ ordinamento forense, all’ articolo 2 prevede che possano diventare avvocati anche gli ex magistrati, ma stabilisce che nei due anni successivi all’ iscrizione all’ albo degli avvocati non possano esercitare la professione nei circondari nei quali hanno svolto le proprie funzioni negli ultimi quattro anni. La decisione dell’ ex aggiunto di Palermo, che ha istruito il processo sulla ‘trattativa’, di rappresentare la parte civile al dibattimento, ha suscitato molte polemiche. E il Codacons ha presentato un esposto al Consiglio dell’ Ordine degli avvocati di Roma chiedendo di aprire un procedimento, «per la possibile incompatibilità di ruoli». (Ale. Tur.) © RIPRODUZIONE RISERVATA Ingroia.

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