2 Settembre 2007

“Anche con l`aumento il nostro è quello che costa meno“

IL PROSSIMO aumento a 1 euro della tazzina di caffè ha scatenato una piccola guerra di cifre, ma anche di concetti, tra le associazioni dei consumatori e i responsabili dei pubblici esercizi. Cominciamo dal prezzo al chilo. All`ingrosso è pagato dai 20 ai 30 euro, dipende sempre dalla qualità. Al Codacons non sono d`accordo e affermano che il costo medio è attorno ai 12 e poi la materia prima non ha subito aumenti e anche se fosse successo, l`incidenza non giustificherebbe il rialzo. Quindi passano ai calcoli: “Per una tazzina ne occorrono 7 grammi, con un chilo se ne preparano 142, visto che il prezzo al bar è di 0,80-0,85 centesimi, il ricavo è i 120 euro“. IL PREZZO DI UN caffè però non dipende solo dalla materia prima, ribatte Lino Stoppani, presidente Epam: “Noi lo paghiamo 30 euro al chilo e il margine di una tazza di caffè è quello che rende di più. Se consideriamo solo questo passaggio, la valutazione è corretta, ma parziale. A determinare il prezzo ci sono altre componenti“. Le elenca: gli affitti, l`ammortamento, le spese generali, la gestione, il personale, il servizio. “E i proprietari dei locali? ? chiedono al Codacons ? Quando hanno aumentato lo stipendio ai dipendenti? Perfino lo zucchero incide pochissimo, costa meno di un centesimo alla bustina“. Milano, secondo l`Osservatorio Prezzi e Tariffe del ministero dello Sviluppo Economico, non è la città del caffè più caro, la è Bologna con 0,90. I prezzi dell`Osservatorio sono medi e si basano su rilevazioni Istat, però danno l`idea della situazione. A Roma e a Napoli un buon caffè lo si paga 65 centesimi. “In Italia siamo quelli col prezzo più basso d`Europa ? precisa Stoppani ? se va a Madrid lo paga più di un euro“. Ma se vado a Roma 65 centesimi. “Sì, ma evidentemente hanno spese inferiori alle nostre. Abbiamo avuto un incremento degli affitti, poi sono in salita i costi delle utenze del 5-10%. Bisogna metterci il rinnovo del contratto nazionale del settore turistico-alberghiero, con una crescita degli stipendi del 10,4%“. C`è un altro punto ed è quello dell`aumento che impongono i fornitori ai pubblici esercizi: “Siamo una rete frammentata, abbiamo poco potere. Ci arriva la merce più cara senza nessun preannuncio. Non siamo come la grande distribuzione, dove prima di ritoccare un prezzo ci sono preavvisi, avvisi e poi si vede“. Il Codacons non è d`accordo: “L`aumento è ingiustificato, in quanto alle motivazioni di corredo, ormai le conosciamo“. Il presidente dell`Epam spiega: “Non è per far dispetto ai nostri clienti, purtroppo è inevitabile. Però, visto che chiediamo ai consumatori un sacrificio, dobbiamo anche noi fare qualcosa. Lo dico sempre ai miei: puntate sulla qualità. A Milano ci sono cinquemila pubblici esercizi e il caffè non è sempre buono. Il cliente se si lamenta, non lo fa tanto per il prezzo, quanto per quello che beve“. E a proposito di prezzi, anche nel caffè, la scelta è vasta. Il top è rappresentato dall`Indonesia Kopi Luwak, le cui bacche sono mangiate, metabolizzate ed espulse da un mammifero, il luwak. Costa circa 500 euro al chilo e da Peck, al banco, la tazzina si paga 5 euro, ma è una specialità rara, dal gusto speciale e inconfondibile. Quando si dice: la Ferrari del caffè.

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