Anche Catania e Palermo in deflazione I prezzi in calo in undici grandi città
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fonte:
- La Sicilia
le città in deflazione
ROMA. Ci sono anche Catania e Palermo tra le undici grandi città in deflazione, cioè con un tasso di crescita dei prezzi sotto lo zero. Lo rileva l’ Istat che, nel mese di novembre scorso, registra un generale rallentamento dell’ inflazione dello 0,4% rispetto a ottobre. Sul novembre 2014 l’ aumento è solo dello 0,1%: un dato destinato a chiudere l’ anno in diminuzione rispetto allo 0,3% programmato dal governo nel Def. La deflazione è la bestia nera degli economisti e del governo. Significa che la generale diminuzione dei prezzi se da un lato agevola i consumatori, dall’ altro contrasta la ripresa e l’ obiettivo della crescita. A ottobre scorso, il fenomeno interessava sette città con più di 150mila abitanti. A distanza di un mese altri quattro grandi centri urbani si sono aggiunti alla lista. Bologna guida la classifica (-0,7%) seguita da Padova (-0,4%), Palermo (-0,3%), Catania (-0,3%), Perugia (0,2%), Cagliari (-0,2%), Bari (-0,2%), Verona (-0,2%), Venezia (-0,1%), Modena (-0,1%) e Aosta (-0,1%). In ripresa, invece, con una tendenza all’ aumento dei prezzi su base annua, si collocano sette altri grandi centri, tra i quali, con i tassi più elevati, Parma (+0,6%), Livorno (+0,5%) e Messina (+0,4%). Su scala nazionale, la frenata dell’ inflazione è dovuta anche alla riduzione di spesa per prodotti alimentari e per la cura della casa e della persona, che passano a novembre dall’ 1,5% di ottobre all’ 1,3%. Nonostante questo rallentamento, resta invariata e ampia la forbice rispetto al tasso d’ inflazione generale (+0,1%), visto che il divario è dovuto principalmente ai beni energetici (in forte ribasso). Ribassi congiunturali più contenuti si riscontrano per i prezzi dei settori Ricreazione, spettacoli e cultura (-0,5%), Servizi sanitari e spese per la salute (0,1%). Gli incrementi congiunturali più ampi, invece, riguardano i prezzi delle Comunicazioni (+0,5%) e dei Prodotti alimentari bevande analcoliche (+0,3%). Tra gli alimentari, Coldiretti segnala comunque che a spingere il carrello della spesa è l’ aumento del 10,3% Var. % dei prezzi al consumo a novembre 2015 Su ott 2015 Su nov 2014 -0,7 Bologna -0,4-0,4-0,4-0,1-0,1-0,2-0,7-0,3-0,2-1,0-0,4 -0,1 ModenaFonte: Istat delle verdure che sono in contro tendenza e contribuiscono a far salire i prezzi dei prodotti alimentari dell’ 1,6%. Secondo l’ Istat, ad incidere sul rallentamento dell’ inflazione a novembre è anche la fine dell’ Expo, la ker messe milanese si è infatti chiusa ad ottobre. L’ evento aveva contributo nei mesi precedenti a rialzare i prezzi ma, appena chiusi i battenti, i listini si sono subito sgonfiati. Soprattutto nel settore alberghiero e della ristorazione, dove il “marcato” arretramento dei prezzi a Milano ha avuto effetti anche su base nazionale. Ma il Codacons offre anche un’ altra lettura, che è la stessa paventata dal ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan, nelle settimane scorse. “L’ effetto Parigi pesa in modo impressionante anche sulla nostra economia – osserva l’ associazione dei consumatori -, ristoranti e alberghi si sono infatti svuotati dopo i fatti del 13 novembre. Proprio la modifica dei comportamenti economici dei cittadini ha influito negativamente sull’ andamento dei prezzi di beni e servizi, portando ad un calo dei listini rispetto ad ottobre e ad una brusca frenata della crescita su base annua”. Quali che siano le ragioni, Feder consumatori e Adusbef suonano il campanello d’ allarme. “Dal tasso di inflazione provengono segnali deboli, a tratti preoccupanti”, scrivono in una nota, sottolineando in particolare i dati sulla deflazione in undici grandi città. “La ripresa non è stabile come qualcuno vorrebbe far credere”, aggiungono, alludendo al governo: “L’ andamento conferma l’ instabilità della situazione economica, che è ancora a rischio di ricadute”.
gabriella bellucci
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