4 Marzo 2020

Amuchina e mascherine vendute a peso d’ oro, via all’ indagine in Procura

Marco Grasso Confezioni di Amu china che arrivano a costare fino a 200 euro, con rincari monstre del 750% o, nel caso delle mascherine protettive, del 1.600%. Prodotti ricomprati all’ ingrosso in Cina, e rivenduti in Italia, con un margine di profitto spaventoso. Gel disinfettanti in tutto e per tutto uguali a quelli già in commercio, ai quali però i venditori aggiungono la dicitura «anti-coronavirus». Un trucco che, com’ è facile immaginare, ha come finalità quella di far impennare il costo. Sul caso adesso ha aperto un’ inchiesta la Procura di Genova, un fascicolo che ipotizza il reato di «rialzo fraudolento di prezzi». LA DELEGA AI MAGISTRATI L’ indagine, per ora a carico di ignoti, è coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Pinto, coordinatore del pool che si occupa di reati economici. Nei giorni scorsi il magistrato ha affidato una delega di indagine alla Guardia di finanza, cui spetterà il compito di verificare la competenza territoriale sugli accertamenti, con l’ obiettivo di individuare eventuali speculatori o intermediari che hanno lucrato sull’ emergenza a Genova o sul territorio ligure. I rilievi nascono infatti da un esposto del Codacons, associazione di difesa dei consumatori che ha presentato segnalazioni simili in varie Procure italiane. «È una vergogna, una speculazione fatta sulla paura e la sofferenza delle persone. Colpisce in particolare chi ha meno mezzi – denuncia l’ avvocato Giuseppe Ursini, membro del consiglio direttivo e rappresentante legale del Codacons stesso e firmatario dell’ esposto -. Abbiamo chiesto di effettuare controlli a tappeto sui rivenditori, pure online: è loro responsabilità prevenire abusi». «IL PREZZO DI VENDITA È INVARIATO» Dopo la segnalazione dei primi casi, è stata la stessa azienda produttrice dell’ Amuchina a diramare una nota per prendere le distanze dalle speculazioni sui prodotti. Da molti anni il disinfettante è prodotto nello storico stabilimento di Casella, acquisito dall’ inizio da Angelini Pharma. «È aumentata l’ attenzione dedicata all’ igiene – precisa la società -. L’ azienda è impegnata a soddisfare l’ aumento della domanda incrementando la capacità produttiva e riorganizzando le attività industriali, per dedicarsi prevalentemente alla produzione di disinfettanti. Il prezzo praticato a tutti i canali di vendita è rimasto invariato. L’ azienda è estranea ai rincari rilevati dai consumatori e segnalati anche dai me dia, verso i quali esprime ferma condanna». Dopo le prime segnalazioni anche Amazon e altri rivenditori online sono corsi ai ripari, e alcuni dei prodotti venduti a prezzi astronomici sono stati ritirati dalla circolazione. Ma con qualche ricerca è possibile trovare abusi: il prezzo di mercato prima dell’ emergenza era di pochi euro. «CI HANNO TRUFFATO» «Da un primo monitoraggio sui principali portali di e -commerce emerge come i prezzi di alcuni prodotti legati all’ emergenza coronavi rus raggiungano livelli astronomici – accusa Carlo Rienzi, presidente del Coda cons -. Ad esempio il classico gel igienizzate dell’ Amuchina da 80 millilitri, che normalmente si trova in commercio a circa 3 euro, viene oggi venduto sul web a 22,5 euro la confezione, con un ricarico sul prezzo al pubblico del 650%. Ancora peggio per le mascherine protettive da viso, che prima del coronavirus erano vendute a meno di 10 centesimi di euro l’ una, e oggi arrivano a costare su internet 1,8 euro, cioè un rincaro del 1.600%. Per non parlare delle mascherine speciali con valvole, pubblicizzate su Amazon come “ideali per coronavirus”, e vendute a 189 euro la confezione da 5 pezzi. Ipotizziamo vari reati, dalla truffa all’ aggiotaggio». Il vero nodo dell’ inchiesta, a questo punto, riguarderà la competenza territoriale. –

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