26 Gennaio 2012

AMIATA Acqua all’arsenico

AMIATA.Ha suscitato un certo scalpore anche sull’Amiata (stampa, web, facebook) la "sentenza rivoluzionaria" del Tar del Lazio, che ha condannato il ministero dell’Ambiente e della Salute a pagare 200.000 euro ai ricorrenti, costretti a bere "acqua avvelenata" e per lo stress e il danno alla vita di relazione. Un principio rivoluzionario – osserva l’associazione dei Codacons, che si è fatta portavoce della denuncia dei cittadini – "che apre la strada ai risarcimenti per il degrado urbano e l’inquinamento dell’aria in tutte le grandi città. Ora si avvia un nuovo mega-ricorso di un milione di utenti che solo nel Lazio (ma anche in Toscana) bevono ancora acqua avvelenata e che costringerà gli Ato a abbassare le tariffe e chiederà un risarcimento più consistente di almeno 1500 euro a utente". Secondo il Tar bere acqua all’arsenico può produrre tumori al fegato, alla cistifellea, alla pelle e malattie cardiovascolari. Il Codacons, da parte sua, ha diffidato i ministri della Salute e dell’Ambiente a chiudere i rubinetti, dove il limite consentito dalla legge italiana (10 microgrammi/litro) viene superato. Per i comuni amiatini, in particolar modo Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, Arcidosso e Castel del Piano, la Regione Toscana ha concesso deroghe ai parametri previsti dal decreto legislativo 31/2001, articolo 13, dal 2003 (anno in cui è entrata in vigore la legge) al 2008 (anno in cui sono stati realizzati dall’ ente gestore del servizio idrico gli impianti per l’abbattimento dell’arsenico). In tutti questi anni (il valore ammesso era 50 e/o 20 microgrammi/litro) non tutte le popolazioni interessate alle deroghe sono state informate dei contenuti di arsenico delle acque potabili, così come decretava la regione. Né sono state accertate le cause della presenza e dell’ aumento dei valori di arsenico nelle sorgenti amiatine, che sembrano attribuibili alla risalita dei fluidi profondi nella falda superficiale. Il Tar ha anche affermato l’importantissimo principio – che porterà ora a decine di querele penali e denunce alle procure della repubblica – che nella vicenda sollevata dal Codacons e dall’associazione utenti dei servizi pubblici sussiste un preciso "fatto illecito", costituito dall’esposizione degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio sanitario. Ma non solo, prosegue il Tar del Lazio, perché è certa la "pericolosità per la salute umana derivante da un’esposizione prolungata all’arsenico presente nell’acqua potabile, anche in quantità piccolissime, come risultante dalla ricerca condotta su oltre 11.700 persone in Bangladesh e pubblicato nell’edizione online della rivista scientifica The Lancet, che ha dimostrato che la presenza di arsenico in elevate concentrazioni nel sangue aumenta in modo significativo il rischio di tumori. Secondo le stime effettuate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, inoltre, in Bangladesh a partire dagli anni ’70 almeno 35 milioni di persone hanno bevuto acqua contaminata con piccolissime quantità di arsenico, e secondo lo studio Heals (Health Effects of Arsenic Longitudinal Study) coordinato da Habibul Ahsan dell’Università di Chicago, ciò è stato sufficiente a provocare il 21% delle morti per tutte le cause e il 24% di quelle attribuite a malattie croniche (in prevalenza, tumori al fegato, cistifellea e pelle e malattie cardiovascolari)". Sull’Amiata l’acqua all’arsenico è stata distribuita in virtù delle deroghe. Deroghe che sicuramente hanno tutelato i soggetti responsabili della qualità della risorsa idrica da erogare, senza tuttavia risparmiare gli utenti, la loro salute, la qualità della loro vita! M.B
 

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