24 Febbraio 2018

“Amianto uno”, conferma in Cassazione

ribadito l’ impianto delle precedenti sentenze di condanna a carico dei sette imputati rimasti nel primo processo
di Laura Borsan iIl pronunciamento della sentenza è avvenuto alle 2 di ieri notte. La Cassazione ha confermato l’ impianto accusatorio sostenuto dalla Procura di Gorizia e recepito nelle sentenze del giudice monocratico Matteo Trotta e poi della Corte d’ Appello di Trieste in relazione al primo maxi-processo amianto per il quale il 14 ottobre 2013 era stata sancita una pena complessiva di 56 anni e 6 mesi a carico di 13 dirigenti dell’ ex Italcantieri. Confermate di fatto le condanne, tenuto conto delle nuove prescrizioni del reato in ordine ad alcune vittime e degli intervenuti decessi di due imputati per i quali è stato pronunciato il non doversi procedere in virtù dell’ estinzione del reato, revocando conseguentemente le statuizioni civili. Il maxi-processo amianto apripista nell’ Isontino, dal quale ne sono poi discesi i procedimenti bis e ter ed è stato istruito il quarto filone con le richieste di costituzione di parte civile presentate durante l’ udienza preliminare tenutasi martedì al Tribunale di Gorizia, ha completato i gradi di giudizio consegnando corpo e spessore a quanto già stabilito dalle sentenze precedenti, quelle pronunciate dal giudice monocratico Matteo Trotta e dal Collegio giudicante di secondo grado presieduto dal giudice Igor Maria Rifiorati. Un riconoscimento dunque alla validità e alla tenuta di quanto sostenuto dalla magistratura goriziana e triestina. Su tutto la riaffermazione definitiva della responsabilità penale del diritto di giustizia per le vittime dell’ amianto e delle loro famiglie. La Cassazione si è quindi rimessa alla Corte d’ Appello per la rideterminazione delle pene dovuta alle nuove prescrizioni.In questa fase finale sono 7 gli imputati condannati a fronte dell’ intervenuto decesso di due dirigenti ex Italcantieri per i quali la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza d’ Appello impugnata: si tratta di Giorgio Tupini, Corrado Antonini, Mario Abbona, Roberto Schivi, Antonio Zappi, Cesare Casini, Italo Massenti. In secondo grado gli imputati erano scesi a 9, in seguito all’«inammissibilità» di un appello e all’«inefficacia» dell’ appello incidentale proposto allora dal procuratore generale, nonché a ulteriori due decessi. Le prescrizioni hanno sostanzialmente riguardato una ventina di parti offese, oltre ad altre posizioni limitatamente ad alcuni capi di accusa. Parti civili sono Regione Friuli Venezia Giulia, Fiom Cgil, Inail, Codacons e Associazione esposti amianto. Come in sede di Appello, il Comune di Monfalcone è rimasto escluso in ragione dell’ accordo extragiudiziale siglato tra l’ amministrazione Altran e Fincantieri nel luglio 2015, a fronte della rinuncia alla costituzione di parte civile ai processi amianto. L’ avvocato Annamaria Marin, che ha rappresentato l’ Associazione esposti amianto, ha osservato: «La sentenza pronunciata dalla Cassazione ha confermato completamente l’ impianto accusatorio ed il percorso motivazionale seguito dal giudice Trotta e poi dal Collegio giudicante in Appello. La Corte s’ è limitata a dichiarare la prescrizione per alcune vittime e il non doversi procedere per estinzione del reato in relazione al decesso di due imputati con la relativa revoca delle disposizioni civili. Si tratta di decisioni obbligate e che non incidono sulla responsabilità penale e individuale dei singoli imputati. È un pronunciamento che riafferma la solidità delle sentenze emesse dal giudice Trotta e dal Collegio giudicante della Corte d’ Appello». Il legale ha ricordato che in questi giorni è stata depositata la sentenza di secondo grado dello scorso anno in ordine al processo bis affidato al giudice monocratico Nicola Russo, il cui dispositivo era stato pronunciato a novembre. Chiara Paternoster, dell’ Aea, ha commentato: «La portata della sentenza di Cassazione è enorme per la nostra associazione. Nel Collegio difensivo c’ era anche l’ ex ministro Severino, a dimostrazione del livello di questo terzo grado di giudizio». Ha voluto poi ribadire: «Per molti la strada che dev’ essere dedicata alle vittime è quella del risarcimento del danno, mentre invece le famiglie vogliono giustizia. È questo il nostro valore. La sentenza di Cassazione rappresenta l’ affermazione di un principio importante: l’ unica battaglia che si perde è quella che si abbandona. Per Monfalcone – ha concluso – questo è il primo procedimento giunto a conclusione definitiva. Ringrazio il giudice Trotta che è riuscito a resistere in tutti i gradi di giudizio». Il sindaco Anna Maria Cisint ha argomentato: «È l’ affermazione di un importante concetto: questi lavoratori non sono morti per caso, poiché è stato accertato definitivamente e chiaramente il comportamento perlomeno di trascuratezza di chi avrebbe dovuto vigilare e anche per quanti non sono o non potranno essere rappresentati viene sancita la responsabilità penale».©RIPRODUZIONE RISERVATA.
laura borsani

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