Amianto, riunificate le inchieste istruite a Trieste
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fonte:
- Messaggero Veneto
MONFALCONE. Riunione dei due tronconi d’inchiesta per decessi legati all’amianto, avvocati e istruiti dalla Procura generale della Corte d’appello di Trieste (a sollecitare la riunificazione i difensori avvocati Pagano, Borgna, Fabretti e Giacomelli); ammissione della costituzione di parte civile della Regione con l’avvocato Cossina, della Fiom con l’avvocato Genovese, dell’Inail con l’avvocato Baldo, dell’Associazione esposti amianto con l’avvocato Marin e dei parenti di una delle vittime con l’avvocato Vanek Battello (vanno ad aggiungersi al Codacons, alla Provincia e ai familiari di altre vittime dell’asbestosi, ammessi in precedenza); richiesta del pubblico ministero Lombardi di rinvio a giudizio per omicidio colposo della ventina di imputati, interventi dei legali di parte civile e dei difensori (tutti hanno sollecitato il non luogo a procedere). A questo punto, il gup Paola Santangelo ha rinviato l’udienza per eventuali repliche e la decisione al 5 ottobre. Dunque, in quella data, il giudice dovrebbe dare il via a un maxi-processo che vedrà sul banco degli imputati ex dirigenti dell’Italcantieri e anche alcuni responsabili di ditte appaltatrici. In particolare, il primo troncone riguarda 14 ex amministratori e dirigenti dello stabilimento di Panzano dei quali, come si è detto, il pm chiede il rinvio a giudizio con l’accusa di concorso in omicidio colposo plurimo in relazione alla morte, avvenuta fra il ’65 e l’85, per malattie riconducibili all’esposizione all’amianto di 21 operai del cantiere monfalconese. L’altro troncone, ieri unificato al precedente, è incentrato anch’esso su morti da amianto, avvenute pressoché nello stesso arco di tempo. Entrambi erano stati avocati dalla Procura generale di Trieste nel giugno dello scorso anno a causa dei ritardi accumulati dalle centinaia d’inchieste avviate dalla Procura di Gorizia. Va detto, infine, che il primo processo per morte da amianto a essere definito è stato quello celebrato nell’aprile 2008 davanti al giudice Caterina Brindisi, che aveva condannato a un anno di reclusione l’ex direttore dello stabilimento Manlio Filippi, ritenuto responsabile del decesso della dipendente di una ditta di pulizie che lavorava nei cantieri.
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