17 Giugno 2004

AMIANTO: FIBRONIT; CONFISCATA EX FABBRICA BARI, UNA CONDANNA

AMIANTO: FIBRONIT; CONFISCATA EX FABBRICA BARI, UNA CONDANNA




PROVVISIONALE DA 5 MLN EURO A MINISTERO AMBIENTE





(ANSA) – BARI, 16 GIU – Una condanna alla pena di due anni di reclusione, un` assoluzione e la confisca dell` area dell` ex stabilimento di cemento-amianto Fibronit di Bari, operativo fino al 1985, sono stati disposti dal giudice monocratico del Tribunale di Bari Francesca Romana Pirrelli al termine del processo a carico di un liquidatore e di un responsabile della società Fibronit. Il giudice ha anche liquidato al ministero dell`Ambiente, costituitosi parte civile nel processo, una provvisionale per risarcimento danni di 5 milioni di euro, 20.000 euro ciascuno alla Regione Puglia e alla Provincia di Bari, 10.000 euro ciascuno a Wwf e Codacons; per il Comune di Bari, che non aveva chiesto una provvisionale ma un risarcimento danni di 100 milioni di lire, il danno sarà quantificato in sede civile. I due imputati erano accusati di danneggiamento per aver distrutto o deteriorato le falde acquifere che scorrono sotto l` area dello stabilimento, inquinandole di fibre di amianto; e di getto di cose pericolose per aver provocato `l` emissione e la dispersione nell` aria di polveri derivanti dalla lavorazione dell` amianto, idonee a cagionare danni alla salute dei cittadinì. I reati contestati fanno riferimento al periodo compreso tra il 1985, epoca di chiusura dello stabilimento, e il 23 settembre del `99. Dei due imputati a giudizio il Tribunale ha ritenuto colpevole Stefano Artese, di 42 anni, di Merate (Lecco), liquidatore della finanziaria Fibronit spa, subentrata per fusione alla Fibronit srl nel `96: Artese è stato condannato a due anni di reclusione (pena sospesa) per il solo danneggiamento delle strade; il giudice ha invece disposto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per Alvaro Galvani, di 59 anni, di Volta Mantovana (Mantova), legale rappresentante della Fibronit srl e responsabile di fatto dell`ex fabbrica barese. Gli imputati sono stati invece assolti “perché il fatto non sussiste“ dall` accusa di danneggiamento delle falde acquifere. Il processo penale fu avviato a seguito del sequestro dello stabilimento Fibronit, ordinato il 23 gennaio 2002 nell`ambito di altre indagini riguardanti l`inquinamento della vasta area coperta dallo stabilimento in una zona centrale della città. Nel chiedere la condanna a due anni di reclusione ciascuno dei due imputati, il pm inquirente Roberto Rossi, affermò che nel corso degli anni all`interno dello stabilimento barese era stata realizzata e gestita una discarica non autorizzata destinata allo smaltimento di svariate tonnellate di rifiuti pericolosi (consistenti in scarti della lavorazione di cemento-amianto, materiali di risulta, fanghi, fibre e polveri di amianto) che sono stati accumulati negli avvallamenti del suolo esistenti nell` area dell` ex fabbrica. Successivamente, proseguì l` accusa, gli avvallamenti sono stati ricoperti con “cemento e terra in modo da colmare i dislivelli“ formando così “un massetto superficiale della profondità di circa 2,5 metri fortemente inquinato e pericoloso per la salute dei lavoratori dell`impresa oltre che dei cittadini residenti nelle zone circostanti della città“. L` attività illecita – proseguì il pm – è poi proseguita durante l`esecuzione dei lavori di messa in sicurezza e di bonifica dell`area inquinata “con l`accatastamento e l`abbandono dei sacchi contenenti materiale di risulta in amianto all`interno dei capannoni“ e “con l` abbandono delle lastre ondulate (costituenti il tetto dei capannoni) spezzate, segate e lasciate a giacere in zone esposte agli eventi meteorologici in modo da disperdere nell`aria materiale friabile fortemente inquinante“. (ANSA).

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