Amazon, straordinari bloccati «L’ azienda deve venire al tavolo»
Achille Perego MILANO UN NATALE tra regali e scioperi. Perché è proprio in questi ultimi giorni di corsa allo shopping delle Feste (per cui gli italiani secondo il Codacons spenderanno 10 miliardi, 166,6 euro a testa) che sta esplodendo la protesta dei lavoratori di supermercati e centri commerciali. All’ insegna dello slogan «Niente regali, vogliamo diritti» e «il contratto», ieri hanno incrociato le braccia i dipendenti della Distribuzione moderna organizzata e di quella cooperativa. Settori dove, secondo i sindacati di categoria di Cisl, Uil e Cgil (Fisascat, Uiltucs e Filcams) che hanno proclamato lo sciopero nazionale, operano 350mila addetti che attendono da quattro anni i rinnovi dei contratti nazionali. Ma nelle piazze, in particolare quella milanese, con il corteo partito sotto la sede di Federdistribuzione, per poi arrivare alla Scala con la consegna di una lettera al sindaco Sala e un incontro con l’ assessore al Lavoro, Cristina Tajani, si è manifestato anche per la difesa di altri diritti. Così, dietro gli striscioni che indicavano il posto di lavoro (come Zara, Esselunga, Auchan, Carrefour, Metro, Rinascente e Ikea, con la presenza di Marica Ricutti, la mamma licenziata dal gruppo svedese) c’ è chi protestava anche contro la richiesta di una sempre maggiore flessibilità con turni, a cominciare dalle aperture festive, che rendono difficile conciliare impiego e famiglia. E proprio la decisione di aprire il giorno di Natale e quello di Santo Stefano l’ Oriocenter di Bergamo ha portato i sindacati a proclamare uno sciopero in questi due giorni, mentre al centro commerciale il Fiordaliso di Rozzano i lavoratori hanno promosso una raccolta firme per opporsi all’ apertura dei negozi il 26 dicembre. LO SCIOPERO di ieri non ha comunque fermato lo shopping. Come sempre, le cifre sono discordanti tra imprese e sindacati. Questi ultimi parlano di massiccia adesione, oltre il 50% con punte di quasi il 90% nel mondo cooperativo, che avrebbero anche portato alla chiusura di alcuni punti vendita. Per Federdistribuzione invece la percentuale sarebbe stata solo del 4,3%, più bassa dell’ ultima agitazione di maggio 2016, e senza chiusure. E anche Coop fa sapere che i supermercati sono rimasti aperti e le adesioni inferiori a quelle del 2015. Entrambe si dicono disposte a riprendere il confronto sul contratto ma con richieste ragionevoli. «La pretesa dei sindacati di sottoscrivere il medesimo contratto di Confcommercio – ha commentato il presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli – è inaccettabile per le evidenti differenze esistenti» tra Distribuzione moderna e dettaglio. «Il nostro auspicio è che il dialogo possa riavviarsi per arrivare in tempi brevi a un risultato positivo». Ma mentre i lavoratori protestano, che cosa stanno comprando gli italiani per le festività? Al primo posto, secondo Coldiretti, i prodotti alimentari da regalare o mettere in tavola con un più 10% sul 2016. Tanto che, secondo la Cna, tra Natale e Capodanno si spenderanno 5 miliardi, con il trionfo del made in Italy e dei piatti della tradizione. Comprese, secondo l’ Osservatorio del vino, 66 milioni di bottiglie di spumante (+6%). Solo per la cena della vigilia, rileva Confesercenti, si spenderanno 110 euro a famiglia, il dato più alto dal 2007. I regali, invece, per Confcommercio si faranno soprattutto ai familiari, con le donne che compreranno più degli uomini (cibi, vestiti, calzature, prodotti di bellezza contro vino, cellulari e dvd dei maschi) e gli acquisti nel 54% dei casi pagati con moneta elettronica. Ma aumenteranno anche i pranzi fuori casa, con la Fipe che stima 4,8 milioni di italiani pronti a pagare un conto da 238 milioni nei ristoranti a Natale, giorno che vedrà impegnati 470mila lavoratori. Tra i quali, c’ è da scommettere, non ci sarà alcuna protesta…
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