30 Novembre 2009

ALTRO che “tu scendi dalle stelle”

 ALTRO che "tu scendi dalle stelle": la canzone del Natale 2009 avrà come titolo "tu sali alle stelle" e si riferisce al prezzo del tradizionale albero e degli addobbi collegati. Le associazioni dei consumatori ci avvisano che le spese delle famiglie per l’acquisto di lucine e decorazioni natalizie aumenteranno enormemente. Insomma, quest’anno davvero ci conciano per le feste. Il classico abete costerà in media il 16% in più rispetto all’anno scorso e addirittura il 291% in più rispetto al 2001 (invece del tannenbaum questo Natale sarà caratterizzato dal tannenboom!). In attesa che anche i pastori del presepe ci chiedano un gettone di presenza come i tronisti della De Filippi, qualcuno, ingenuamente, potrebbe chiedersi: "Perché questi aumenti così pesanti e fuori controllo?". Purtroppo, non esiste ancora nel nostro Paese un’Authority per la neve finta o una Consob per le intermittenti e la montagne di cartone, quindi ci ritroviamo a cercar di capire dei meccanismi economico-finanziari fuori dalla nostra portata. Secondo Confindustria, la colpa è del prezzo del petrolio che va a incidere fortemente sul trasporto dei boscaioli canadesi i quali, come tutti sanno, preoccupati per i propri fondi pensione garantiti dalla Borsa di Dubai, hanno bloccato l’importazione di conifere dal bacino dell’Ontario, costringendo i concorrenti lapponi, già molto provati dall’oscillazione dell’indice Nikkei, ad aumentare il prezzo per libbra della carne essiccata di renna, la qual cosa non può non avere ripercussioni sui bond tunisini che da sempre, inevitabilmente, regolano i listini dei puntali in cristallo e delle ghirlande. È tutto estremamente chiaro, ci sembra. Come spiegare altrimenti i dati diffusi dalla Confesercenti, secondo cui le sfere decorate sono aumentate del 143% rispetto a otto anni fa, le ghirlande del 554% e il nastro per i pacchi (il nastro per i pacchi!) del 226% ? La candela centrotavola, uno degli oggetti più deprimenti nella storia dell’Umanità, è rincarata ben del 72%. Verrebbe da pronunciare frasi poco consone allo spirito natalizio, che dovrebbe invece pervaderci tutti in questi giorni. Più di Babbo Natale, ci servirebbe Nababbo Natale per affrontare i preparativi delle imminenti festività.  Non a caso, la spesa delle famiglie per questi articoli, secondo il Codacons, subirà un calo quantificato intorno al 15%. Un Italiano su tre, secondo l’Adoc, farà a meno del cenone, scelta molto dolorosa e, di conseguenza, rinuncerà anche alla riunione con i parenti, cosa che invece può avere i suoi lati positivi. Torniamo quindi ad appendere all’albero biscotti e noci, mandarini e calzini usati, tappi e bottoni e soprattutto il modello di cellulare dell’anno scorso. Oppure il Governo potrebbe inserire all’ultimo momento in Finanziaria la rottamazione delle ghirlande rotte, degli alberi di Natale rotti e, perché no, anche dei puntali rotti. Saremmo tentati di proporre anche degli incentivi per le palle rotte, ma temiamo che il concetto potrebbe essere frainteso da milioni di Italiani, che poi pretenderebbero risarcimenti imbarazzanti dal Ministero. Un’idea ci auguriamo possa affermarsi definitivamente ed essere ben compresa dalla filiera dell’addobbo: a Natale siamo tutti più buoni, ma non necessariamente più fresconi.

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