31 Dicembre 2011

«Altro che moneta forte: con l’ euro italiani più poveri»

«Altro che moneta forte: con l’ euro italiani più poveri»

codacons: nei 10 anni della valuta comunitaria una stangata da 10.850 euro su ogni famiglia «dai commercianti politica dei prezzi suicida»
ROMA Dieci anni vissuti all’ insegna del rialzo dei prezzi. Dall’ ingresso nell’ euro, nel gennaio 2002, a oggi la perdita del potere d’ acquisto per il ceto medio è stato del 39,7%. Facendo i conti, il Codacons ha stimato che una famiglia di quattro persone, in 10 anni, ha dovuto subire una stangata di circa 10.850 euro. Dieci anni di rincari «Un fuoco di fila fatto di aumenti dei prezzi, rincari delle tariffe, manovre economiche, caro affitti e caro carburanti»: sui dieci anni dell’ euro il Codacons ? Coordinamento delle associazioni a tutela dei diritti dei consumatori ? ha elaborato uno studio e stilato una lista di cento prodotti con il prezzo che avevano nel 2001, negli ultimi giorni di vita della lira, tradotto in euro e il costo attuale con la relativa percentuale di aumento. E così, per esempio, al top della classifica c’ è la penna a sfera con un aumento del 207,7%, seguita dal tramezzino (+198,7%) e dal cono gelato con (+159,7%). Aumenti che appaiono vertiginosi per questi prodotti di largo consumo e su cui le polemiche si erano subito innescate in Italia per il mancato controllo da parte governativa. «Un vero e proprio massacro per le tasche delle famiglie italiane», commenta il Codacons che rivendica di essere stata «la prima associazione che nel gennaio 2002, quando venne introdotto l’ euro, denunciò gli aumenti selvaggi e le speculazioni da changeover ? spiega il presidente Carlo Rienzi ? allora venimmo accusati di euroscetticismo e di terrorismo mediatico, mentre oggi tutti ci danno ragione perché la prova di ciò che è successo è sotto gli occhi di chiunque, a partire dagli stessi commercianti, prime vittime della loro stessa politica suicida». «Prezzi amministrati» Fra i prodotti che hanno subito i maggiori rialzi di prezzo ci sono anche la confezione di caffè da 250 grammi (+136,5%), il supplì (+123,9%), un chilo di biscotti frollini (+113,3%), la giocata minima del lotto (+92,3%). «Ma il salasso non si è fermato, anzi si abbatterà sulle famiglie anche nel 2012 e negli anni successivi», spiega ancora Rienzi. Il Codacons, a questo proposito, chiede al governo interventi straordinari per tutelare i redditi del ceto medio-basso. In particolare, la proposta dei consumatori è quella di bloccare le tariffe per almeno cinque anni, imponendo «il regime di prezzi amministrati sui beni di largo consumo, che risentiranno maggiormente delle variazioni al rialzo dei listini e che più di tutti incidono sulla spesa della popolazione a più basso reddito». Intanto, proprio i consumatori proclamano uno «sciopero della benzina» per il 5 e 6 gennaio. Le associazioni aderenti a Casper (Adoc, Codacons, Mdc e Unione nazionale consumatori) hanno deciso due giorni di «sciopero» per protestare «contro i rincari abnormi dei carburanti nelle ultime ore». «Il 5 e il 6 gennaio ? affermano i consumatori ? i cittadini sono invitati ad astenersi dal fare rifornimento di benzina e gasolio, come forma di protesta contro i continui aumenti delle accise decisi dagli ultimi due governi, e contro le speculazioni sui prezzi alla pompa che mantengono alti i listini nonostante il calo del petrolio». «L’ abnorme situazione dei carburanti in Italia ? secondo il Casper ? determina non solo una stangata sul pieno di benzina, che sfiora i 200 euro annui ad automobilista, ma anche un effetto negativo sui prezzi al dettaglio dei beni trasportati su gomma. Effetto che potrà arrivare a far lievitare il tasso d’ inflazione dello 0,3%, con danni enormi per le tasche delle famiglie». Le associazioni chiedono, quindi, a sindacati, partiti, movimenti e associazioni di aderire alla protesta «e annunciano la preparazione di una denuncia penale in relazione alle speculazioni sui prezzi di benzina e gasolio». Una campagna già partita sul web.
 

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