29 Maggio 2020

Altro che bosco, c’ era un’ azienda agricola

monguzzo incredibile scoperta dei carabinieri della forestale di asso: la struttura era completamente abusiva sui social proponeva spazi per pranzi, eventi e ricevimenti. eppure nel bagno non c’ era neppure acqua corrente
Doveva esserci solo un bosco, in realtà c’ era un’ azienda agricola composta da più strutture in cui si allevavano animali, si organizzavano pranzi e cene per il pubblico, e in quelle baracche il titolare aveva anche la sua residenza. Il tutto senza autorizzazione di alcun tipo, al punto che anche il personale impiegato è risultato irregolare. Una vicenda d’ altri tempi quella portata alla luce dai Carabinieri della Forestale di Asso. La fattoria era addirittura pubblicizzata su Facebook come «Azienda agricola multifunzionale Il Parrucchiere del verde», con possibilità di prenotare in automatico e persino un indirizzo email al quale rivolgersi. La scoperta Sul noto social erano elencati anche i servizi di cui si poteva fruire: fattoria didattica, feste private, compleanni, ricevimenti, eventi commerciali. L’ unica traccia di questa realtà, invece, era un’ impresa di giardinaggio con sede addirittura fuori dalla Provincia di Como. Nulla di quanto è stato trovato a Monguzzo – spiegano gli investigatori – era autorizzato o dichiarato. Il personale della Stazione carabinieri forestale di Asso, con il Nucleo investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale di Como, ha individuato l’ azienda agricola dopo un lavoro di diversi mesi, interrotto anche a causa dei problemi legati all’ emergenza sanitaria. La struttura completamente abusiva risulta essere persino all’ interno del Parco Regionale della Valle Lambro. Nel corso degli accertamenti è stato individuato personale impiegato irregolarmente in violazione alla normativa in materia di tutela del lavoro. Le strutture abusive erano caratterizzate anche da una situazione di precarietà dal punto di vista delle condizioni igienico sanitarie, con la presenza di un bagno, sprovvisto di acqua corrente, i cui liquami venivano scaricati e dispersi direttamente nel suolo in assenza di qualunque tipo di autorizzazione. Per questo sul posto è intervenuto anche l’ Ufficio Igiene dell’ Ats per i rilievi. Si è accertata anche la presenza di una notevole quantità di rifiuti, anche pericolosi, e di un veicolo in stato di abbandono. Le indagini delle forze dell’ ordine sono partite proprio dal veicolo abbandonato all’ esterno della proprietà, da qeusta pista sono partiti i primi accertamenti che hanno scoperchiato la serie incredibile di abusi oggi contestati. In un primo momento il titolare è stato contattato solo per il mezzo abbandonato. In attività da anni L’ azienda era presente da anni e viene da chiedersi come le varie autorità locali non si siano mai accorte di una struttura completamente abusiva con persino un residente. Ma, per ora, è stato impossibile avere risposte dall’ Amministrazione comunale. Il sindaco Marisa Cesana non ha infatti risposto alle richieste di chiarimento. Il proprietario è stato invece deferito alla Procura della Repubblica per le violazioni urbanistico edilizie in area soggetta a vincolo paesaggistico, per l’ attività di gestione dei rifiuti non autorizzata e per il deturpamento delle bellezze naturali. E ne dovrà naturalmente rispondere. Il proprietario dell’ azienda, Diego Bellini, contattato telefonicamente da “La Provincia” ha ammesso le indagini in corso ma non ha voluto proporre alcun tipo di spiegazione: «E’ tutto in mano ai miei legali, non ho altro da aggiungere». Anche il Codacons, ha annunciato un esposto alla Procura.
giovanni cristiani

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