6 Marzo 2018

Alluvione, venti no all’ archiviazione

 

di Ivana AgostiniwORBETELLOAlluvione 2014 a Orbetello e Manciano: in 20 si oppongono alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Grosseto; il fascicolo è contro ignoti. È fissata per il 16 marzo l’ udienza nella quale il gip Marco Mezzaluna deciderà se archiviare o accogliere la richiesta di processo avanzata dai 20 ricorrenti, assistiti dagli avvocati Niccolò Rossi e Giovanna Corrias.La discussione vedrà contrapposti la pubblico ministero Maria Navarro e i difensori degli alluvionati: da un lato si formula una richiesta di archiviazione, dall’ altro la richiesta di rinvio a giudizio per disastro colposo. Secondo gli avvocati Rossi e Corrias che ora hanno presentato opposizione, gli alluvionati del 2014, sia nel comune di Orbetello che di Manciano, hanno subito danni notevoli sia alle abitazioni e pertinenze che alle aziende, con distruzione di beni e macchinari costosi. «Il reato di danneggiamento – scrivono – è stato depenalizzato però dalla riforma Orlando dopo la presentazione delle denunce e dunque l’ esito della causa dipende da complesse valutazioni tecniche, affidate anche a due periti, ai consulenti della Procura e delle persone offese». I periti «hanno dovuto valutare – dicono i legali – la ricorrenza delle piogge e lo stato dei corsi d’ acqua, le opere esistenti e quelle da realizzare per evitare danni, il comportamento delle istituzioni, al fine di accertare se vi sia stato il reato contro l’ incolumità pubblica di alluvione colposa». Come riportano ancora i legali in una nota, «la tesi delle vittime e dei loro esperti è che l’ alluvione fosse prevedibile e che i fondi messi a disposizione della Regione toscana e del Consorzio di Bonifica non siano stati spesi in modo adeguato, per evitare le conseguenze della calamità. Infatti il Piano regionale, appositamente adottato nel 2002, prevedeva l’ esecuzione di opere che avrebbero evitato morti e danni alla cittadinanza. Senonché la rilevante somma, di oltre 20 milioni di euro messa a disposizione dello stesso Consorzio di bonifica è stata impegnata – secondo i difensori – con inspiegabile ritardo e solo dopo l’ alluvione del 2012.Dopo questa, una parte notevole dei fondi è stata utilizzata soltanto per ripristinare i danni di quell’ evento e non per realizzare le opere previste nel Piano Regionale, che avrebbero evitato le conseguenze drammatiche del 2014. Inoltre, il Comune di Manciano (pur informato) non inviò l’ allerta ai cittadini, allerta che avrebbe consentito alle defunte di non percorrere la strada poi invasa dalle acque ed ai proprietari di porre al riparo i loro beni di rilevante valore. La Procura ritiene che non esistano gli elementi per configurare il reato di alluvione colposa sostenendo che non era prevedibile od evitabile». Al contrario, gli avvocati del Codacons (Giuliano Leuzzi) e quelli delle vittime (Giovanna Corrias Lucente e Niccolò Rossi) sostengono «che l’ esistenza del Piano Regionale considerava la calamità come ripetibile e imponeva di adottare misure precauzionali per impedire il disastro». Sarà il giudice a stabilire se l’ inchiesta debba proseguire o fermare con l’ archiviazione.

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