26 Agosto 2001

“All`improvviso è caduta i muscoli non reggevano più“



Parla Roberto, il fratello della signora deceduta. “Fate che tutti sappiano la verità“
L?intervista

Respira a fatica Roberto Rongione. È ammalato, ma è soprattutto sconvolto da quanto è accaduto. Dall`altro lato del telefono, dalla sua casa di Napoli, prova a ricostruire l`odissea che ha portato alla morte la sorella, Aurora, uccisa l`altra notte dalla rabdomiolisi dopo cinque mesi di terapia a base di Lipobay. La procura di Roma ha aperto un`inchiesta, mentre i familiari della donna, 76 anni compiuti neanche un mese fa, il primo agosto, cercano di ricostruire lo strazio di quest`ultimo mese.
«Aurora – racconta Roberto Rongione, medico anche lui come la sorella – era in cura da cinque mesi per un problema di colesterolemia. Prendeva il Lipobay e lo associava ad altri farmaci che le servivano a curare una psoriasi. Per un po` di tempo sembrava che andasse tutto per il meglio, poi…»


Poi cosa è successo?

«Una settimana prima del suo ricovero al Sant`Eugenio di Roma ha perso il controllo ed è caduta a terra. La donna che viveva in casa con lei ci ha subito avvertiti. Ma noi abbiamo pensato che quell`incidente fosse collegato alla sua osteoporosi. Eppure avremmo dovuto capire. Per rialzarla da terra siamo intervenuti in quattro: era come sollevare un peso morto. Dopo qualche giorno c`è stato il secondo episodio. E allora, quando i muscoli di Aurora hanno ceduto ancora, abbiamo capito che stava succedendo qualcosa di grave».
E avete deciso di ricoverarla a Roma.

Come mai?

«Lì abita una mia nipote, più giovane di noi e medico. Pensavamo che con lei accanto potesse essere assistita meglio. In un primo momento avevamo deciso di portarla al Gemelli. Lì non c`era posto e così abbiamo optato per il Sant`Eugenio. Ma non abbiamo nulla dire. I medici che l`hanno presa in cura si sono impegnati al massimo. Anche perché lei ha lottato fino alla fine contro la morte.»


Quindi sua sorella aveva capito di essere in pericolo di vita?

«Quando è arrivata in ospedale era già in stato di avanzata insufficienza renale e intestinale. Ma era lucida. È stata sottoposta a dialisi e poi l`hanno operata all`intestino. Sa cosa ha detto prima di entrare in sala operatoria, quando le hanno chiesto di firmare l`autorizzazione ad operarla?»


Cosa ha detto?

«Ecco, sto firmando la mia morte».


Eppure poi si è ripresa. Dopo l`intervento si è svegliata…

«Sì, per qualche giorno abbiamo sperato che potesse farcela. Anche se da alcuni segni avremmo dovuto accorgerci che stava messa male. Il tessuto che le hanno ricucito dopo l`intervento, per esempio, era già in necrosi. Era un strazio saperla in quelle condizioni».


È rimasta lucida sino alla fine?

«No, qualche giorno fa è entrata in coma. E poi i medici la tenevano sedata per via dei forti dolori che la tormentavano. Adesso però è finito tutto. E anche la sua casa, qui a Napoli, bisognerà svuotarla».


Già perché sua sorella viveva sola…

«Sì, Aurora non si era mai sposata. Ma aveva accanto tutti noi. Siamo una famiglia numerosa, sei sorelle e due fratelli. E poi lei è sempre stata una donna attiva. Ha sempre lavorato».


Cosa faceva?

«Era medico, come me e anche nostro padre. Faceva l`anestesista e sino a sei anni fa, quando è andata in pensione, è sempre stata in prima linea. Era una che amava il suo lavoro, che credeva in quello che faceva».


Parla come un fiume in piena Roberto Rongione, proprio come qualche giorno fa aveva fatto la nipote, Antonella Picciullo. A raccogliere la sua testimonianza, allora, era stato Emilio De Lipsis, docente di medicina interna all`università di Tor Vergata e consulente medico del Codacons. «Diffondete queste notizie, fate in modo che la gente sappia che cosa sta succedendo» aveva detto.

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