16 Gennaio 2002

Alle stelle i prezzi di tutti gli ortaggi

«La colpa dei rincari non è dei produttori»

Alle stelle i prezzi di tutti gli ortaggi

Siccità e gelate dimezzano la produzione

CAGLIARI. Siccità e gelate stanno mettendo in ginocchio l`agricoltura isolana. Nella provincia di Cagliari, secondo le prime stime, la produzione orticola si sarebbe ridotta del cinquanta per cento e i danni sarebbero incalcolabili. Una situazione che ha portato a un forte rincaro dei prezzi al dettaglio, fino a tre volte da Natale ad oggi. Ma il rialzo dei prezzi, secondo le associazioni dei consumatori, è da imputare solo a fattori speculativi, tanto più che molte produzioni avvengono in serra e che certi prodotti sono già stati raccolti e non hanno quindi subito conseguenze negative per le condizioni meteorologiche avverse.
«La colpa di questi rincari – spiega Renato Lilliu, presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori (Cia) – non è certo degli agricoltori. D`altra parte, nonostante alcuni prodotti abbiano subìto danni per le gelate, posso affermare che non c`è stato alcun rincaro dei prodotti all`origine».
«Questo significa che i motivi della lievitazione dei prezzi sono da ricercare nei vari passaggi che portano i prodotti agricoli dai campi ai banchi del mercato».

Attenti, insomma, alle speculazioni. Come? Confrontando i prezzi tra i vari rivenditori e verificando anche la correttezza delle conversioni da lire a euro.

«Le gelate di Natale – continua il rappresentante della Cia – per esempio, hanno completamente bruciato i carciofi. E quei pochi che si sono salvati oggi vengono vendute a 1.500 lire l`uno contro le 80 lire del mese di novembre. Ma non solo. Non ci sono più verdure di campo. L`insalata e gli ortaggi attualmente in vendita nei mercati e nei negozi, sono per la maggior parte importati da altre regioni, la Puglia in particolare».
Intanto il fenomeno degli ortaggi a peso d`oro, aumentati in poco tempo del 50-60 per cento (basti pensare che le zucchine vengono vendute a 12 mila lire al chilo, le melanzane a 8 mila e i fagiolini a 15 mila) è approdato alla magistratura: a ricorrere a dieci Procure della Repubblica, con altrettante denunce per aggiotaggio, è stato il Codacons. Sulla base delle numerose segnalazioni di speculazioni, l`associazione di consumatori ha deciso di passare dalle parole ai fatti. E ha chiesto di indagare sui banchi di frutta e verdura posti nei mercati e di punire severamente ogni abuso e scorrettezza dei venditori.
Anche l`Adoc ha sollecitato, in una nota, l`intervento dei prefetti e la convocazione di un tavolo «affichè venga istituito un organismo di vigilanza, all`occorrenza sanzionatorio, che garantisca sulla congruità dei prezzi di frutta e verdura».

Secondo l`associazione dei consumatori, infatti, qualsiasi cittadino dotato di buon senso ha capito che siccità e gelo, specie quando si è a parlare di prodotti coltivati in serra o quasi del tutto importati o già raccolti, come nel caso di mele, pere e zucche, non servono altro che a mascherare aumenti ingiustificati. «Fine perseguito – afferma l` Adoc – anche grazie ad arrotondamenti per eccesso dei vecchi prezzi in lire».
Da un esame dei dati forniti dalle stesse associazioni risulta, per esempio, che un chilo di cavolfiori viene pagato al produttore appena 900 lire, un chilo di finocchi 620 lire, la lattuga 1.400 lire, il sedano 2.500 lire, i carciofi 370 lire e gli spinaci 930 lire.

Per quanto riguarda gli agrumi i primi segnali di danni da gelo si stanno riscontrando in questi giorni. Anche se c`è da dire che la siccità dello scorso anno e le notevoli variazioni climatiche hanno già determinato una produzione scarsa, di dimensioni ridotte.

Gli aumenti, però, non riguardano solo i prodotti ortofrutticoli. Rincari, infatti, vengono segnalati anche per gli altri prodotti alimentari (+0.4), le bevande alcoliche e i tabacchi (+0.1), l`abbigliamento e le calzature (+0.3), l`abitazione, l`acqua, l`elettricità e i combustibili (+0.1), i trasporti (+0.1), la ricreazione, gli spettacoli e la cultura (+0.4), l`istruzione (+0.1), gli alberghi, i ristoranti e i pubblici esercizi (+0.1), altri beni e servizi (+0.2).
A questo punto non si può continuare a parlare di siccità e gelate ma forse è meglio riaprire il discorso euro. I tanto temuti `arrotondamenti selvaggi`, infatti, sono più che mai una realtà. E le associazioni di categoria, anzichè parlare di inutili allarmismi, farebbero bene a controllare i propri iscritti e a denunciare gli `eurofurbi`.

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