28 Ottobre 2015

«Allarmismo sulla carne da noi industrie sicure»

«Allarmismo sulla carne da noi industrie sicure»
lorenzin: ma meglio la dieta mediterranea sos da coldiretti: a rischio 180mila posti

MILANO L’ allarme carne rossa con il rischio cancro, lanciato lunedì dall’ Oms ha subito avuto opposti effetti sulle due sponde dell’ Atlantico. Così mentre ieri a pranzo, sull’ Air Force che lo trasportava da Washington a Chicago, il presidente Obama si è bellamente cibato di hamburger di manzo con salsa al peperoncino, formaggio e bacon tagliato spesso, a Expo aleggiava invece lo spettro di salamelle e wurstel alla griglia sulla conferenza internazionale Nutrire il pianeta, nutrirlo in salute, la due giorni che conclude oggi l’ impegno del nostro Ministero della Salute all’ Esposizione universale. «Credo si possa vincere la sfida di questo secolo – ha subito dichiarato in apertura il ministro Beatrice Lorenzin -, che è riuscire a non fare ammalare le persone o farle ammalare meno e il più tardi possibile». Partendo cioè dalla «prevenzione» a tavola, ovvero la «dieta mediterranea». Non poteva esserci assist migliore, per un cruciale tema di Expo, di quello fornito proprio dall’ Oms con il richiamo alla pericolosità delle carni rosse e di quelle lavorate industrialmente, inserite dall’ Organizzazione mondiale della sanità nel gruppo 1 per rischio tumori. «Nessun allarmismo però sulla carne rossa, la mangio anch’ io» sottolinea il ministro. «In Italia, oltre alla dieta mediterranea, patrimonio dell’ umanità, abbiamo un sistema di lavorazione delle carni di altissimo livello e qualità. Le ricerche non devono spaventare». Precisazione dovuta anche per buttare acqua sul fuoco delle polemiche e del panico che si sono subito sparsi nel mondo agricolo e produttivo, soprattutto italiano. «I falsi allarmi lanciati sulla carne – denuncia il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo – mettono a rischio 180mila posti di lavoro in un settore chiave del made in Italy a tavola, che vale da solo 32 miliardi di euro, un quinto dell’ intero agroalimentare italiano». Il rischio paventato è che si faccia di tutta l’ erba un fascio e che si demonizzino genericamente un comparto e una tipologia alimentare. Moncalvo sottolinea quindi che la qualità della carne italiana, dalla stalla allo scaffale, è diversa e migliore di quella straniera e che i cibi sotto accusa – come hot dog e bacon – non fanno parte della tradizione nostrana in cui anche il consumo della carne si colloca all’ interno della dieta mediterranea al pari di pasta, pane, verdura, pesce, frutta, legumi, olio extra vergine. Lo proverebbero i primati di longevità degli italiani: 84,6 anni le donne e 79,8 anni gli uomini. «È molto difficile spiegare le procedure del dibattito all’ interno dell’ Oms – ha spiegato il ministro Lorenzin cercando di depotenziare l’ allarme innescato – e siamo ancora in una fase di studi preliminari, non di raccomandazioni. Bisogna leggere molto bene il documento dell’ Oms, che parla ovviamente delle diverse componenti all’ interno delle carni processate, come ad esempio i conservanti ». «Noi – ha aggiunto – abbiamo un sistema industriale tra i più avanzati del mondo, siamo tra quelli che hanno un regime più ristretto», per esempio sul contenuto di sale o conservanti. Ad ogni modo, ha precisato, «questo studio lo stiamo valutando e lo abbiamo inviato al Comitato per la nutrizione». Ma intanto le polemiche non si spengono. Così mentre il Codacons chiede addirittura «avvertenze come per le sigarette sui prodotti a rischio», l’ industria europea della lavorazione delle carni (Clitravi) nega l’ esistenza di rischio cancro per l’ uomo legato al consumo delle carni rosse e lavorate. Esistono «ampie prove scientifiche dei benefici del consumo di carne nell’ ambito di una dieta sana» e «la carne e i prodotti a base di carne sono una fonte essenziale di nutrienti». E se l’ organizzazione europea sembra comunque accusare il colpo, l’ italiana Assocarni si dice invece convinta che lo studio dell’ Oms «andrà a rafforzare il made in Italy » perché «gli italiani saranno sempre più intenzionati ad acquistare prodotti di qualità e premieranno così carne e insaccati nostrani, a discapito di quelli a basso costo di origine straniera». Per il presidente dell’ Istituto superiore di sanità (Iss) Walter Ricciardi «il principale messaggio dello studio dell’ Oms è che è fondamentale selezionare i cibi che ingeriamo, sapendo che più i sono lavorati e trattati più sono pericolosi e minore, quindi, dovrà essere la loro quantità nella nostra dieta. Ma è sbagliato creare panico generalizzato ». Educazione al cibo, insomma, come plusvalore alla base della cosiddetta piramide aliementare. Ora più che mai proprio per noi italiani che «negli anni – sottolinea il ministro Lorenzin – abbiamo dimenticato la nostra tradizione e tendiamo a mangiare sempre più cibi processati». RIPRODUZIONE RISERVATA

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