24 Ottobre 2011

Allarme Tbc al Policlinico Gemelli. Parla l’avvocato del Codacons

Allarme Tbc al Policlinico Gemelli. Parla l’avvocato del Codacons
 
 

«Nessuno vuole diffondere il panico, ma c’è il rischio concreto che altre persone, non solo bambini, si ammalino di tubercolosi. Per questo chiediamo di chiudere il Gemelli e, prima di riaprirlo, di fare tutti i controlli del caso per escludere questa possibilità». A parlare è Alessia Stabile, legale del Codacons, l’associazione dei consumatori che oggi ha depositato presso la Procura della Repubblica di Roma una richiesta formale di sequestro del nosocomio capitolino.
Cosa giustificherebbe un’azione tanto radicale?
«Un semplice ma sacrosanto principio di massima precauzione, che peraltro è ciò che detta l’Unione Europea. In un primo momento i controlli hanno riguardato bambini che sono nati solo nel 2011, poi si è appreso che c’erano casi risalenti al 2010. E ora il Codacons ha saputo di due malati che non sono mai passati dal reparto di neonatologia, quello dove lavorava l’infermiera contagiata poi sospesa. Perciò abbiamo ritenuto opportuno suonare l’allarme».
Si spieghi meglio.
«Si sono rivolti a noi i genitori di due piccoli. La mamma di uno ha partorito con il cesareo, ha avuto un problema alla nascita, è andato prima in terapia intensiva, poi in pediatria. Proprio perché non era entrato in contatto con l’infermiera malata, che operava in neonatologia, non era stato chiamato per i controlli. Il padre, un medico, per eccesso di prudenza li ha fatti lo stesso e ha scoperto che il figlio era positivo alla tubercolosi».>
E il secondo?
«Nemmeno lui è passato dalla neonatologia, è stato messo nei “nidini”, delle piccole stanze collegate a quelle delle mamme. Ebbene, pure lui positivo».
Quali conclusioni si possono trarre?
«Tragicamente semplici: o l’infermiera si spostava tra i reparti o ha contagiato altro personale medico, che ora ha la tubercolosi e la sta diffondendo nell’ospedale. O c’è un problema di areazione che fa espandere il virus. Questa cosa va verificata, è imprescindibile, ci vuole la massima precauzione».
Che finora, pare di leggere tra le righe, non c’è stata.
«Prenda la decisione del Tar di estendere i controlli anche ai bambini nati nel 2010. Nonostante esista un’ordinanza, la Regione non si è impegnata a renderla operativa. Così il Gemelli e altri nosocomi si sono rifiutati di effettuare i test gratuitamente a chi aveva il diritto di chiederli. E pure la profilassi è stata a carico dei genitori. Il motivo? Non mi sembra sia stata data la giusta rilevanza al problema».
La presidente Polverini ha dichiarato che sarà il giudice a decidere in merito alla chiusura.
«Sempre lei, però, come commissario della sanità in un primo momento aveva detto di essersi attenuta alle linee guida internazionali quando aveva disposto di limitare i controlli ai bambini nati nel 2011. Ecco, le linee guida dicono esattamente il contrario: parlano di massima precauzione, di ragionare in modo estensivo per cerchi concentrici. Forse non li avrà letti, ma è stata una leggerezza».
Leggerezze che continuerebbero, dal vostro punto di vista, se non si sequestra il nosocomio.
«Parliamo con cognizione di causa. Ho visto con i miei occhi la bambina che si è ammalata. Ha sette mesi ma sembra di tre, non è cresciuta, non mangia. È una tragedia. Venerdì la famiglia ha presentato una querela».
Se si arrivasse alla chiusura, quanto durerebbe?
«Il tempo necessario per effettuare controlli nei locali e le visite al personale medico e infermieristico. Dobbiamo individuare i fattori di contagio ed eliminarli. Come ha detto giustamente il nostro presidente Carlo Rienzi, questo è il più grande scandalo della sanità europea degli ultimi dieci anni».

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