6 Gennaio 2015

“Allarme in ritardo e nessun aiuto” l’ atto di accusa di tre passeggeri

“Allarme in ritardo e nessun aiuto” l’ atto di accusa di tre passeggeri

IL RETROSCENA DIECI pagine. Il racconto di un inferno: l’ ammutinamento dell’ equipaggio, il caos, la paura, i morti. I primi passeggeri della Norman Atlantic hanno depositato ieri una querela contro il comandante, Arigilio Giacomazzi, e la Visemar, proprietaria del traghetto, dopo il naufragio del 27 dicembre. Si tratta di due greci che, raccontano, si recavano alla festa «di fidanzamento del figlio con la sorella» di un’ altra dei passeggeri, anch’ essa denunciante. «Stavamo dormendo sul ponte 5 quando improvvisamente vero le 4-4,30 raccontano i tre nella denuncia – le urla di persone che chiedevano cosa stesse succedendo e che correvano concitate, ci svegliavano. Senza che venissero dati i segnali di emergenza e abbandona nave, ci portavamo all’ esterno del ponte 5 insieme con altri passeggeri». «Nessun membro dell’ equipaggio – scrivono – ci ha dato indicazioni e assistenza. Non avevamo fatto alcuna esercitazione di sicurezza, non sapevamo dove fossero i giubbotti o gli estintori, vedevamo fuoco e fiamme ovunque. Soltanto dopo un’ ora dall’ inizio delle urla veniva diramato un forte segnale sonoro ripetuto che si intuiva significare l’ emergenza generale e l’ abbandono della nave». Anche in quel caso – ricostruiscono i signori Xhoxhi Parangoni, Valbona Hane e Senada Kolekaj, difesi dall’ avvocato Massimiliano Gabrielli – nessuno dell’ equipaggio avrebbe coordinato i soccorsi. «Al contrario – si legge ancora nella denuncia – sulla prima scialuppa calata in mare sono saliti molti membri dell’ equipaggio, calata freneticamente senza riempirla e senza curarsi degli altri passeggeri. Almeno altre due scialuppe sono state calate ma con solo poche persone a bordo mentre per le altre non fu possibile perché l’ impianto elettrico non funzionava». «Altre persone – continuano i greci – cercavano di abbandonare la nave attraverso degli scivoli buttati dai ponti verso il mare, ma alcuni finivano nell’ acqua gelida e scomparivano al buio più completo tra i flutti in tempesta ». «Eravamo terrorizzati, pensavano di non avere più scampo: abbiamo visto – scrivono ancora – morire alcune persone, almeno due, rimaste bloccate all’ interno della nave dopo la chiusura delle porte tagliafuoco: nonostante battessero disperatamente sui vetri dell’ oblò nessuno ha potuto aiutarli. Abbiamo assistito impotenti alla loro atroce morte per asfissia». «Eravamo stretti in una morsa tra fiamme che divoravano la nave e il freddo e il vento che ci sferzavano sul ponte. Al buio totale ». Poi, finalmente i soccorsi, con gli elicotteri con «uomini adulti che spingevano via donne e bambini per salire per prima sui cesti calati dagli elicotteri». «Solo nel tardo pomeriggio del 30» le due donne raccontano di essere state prese dall’ aeronautica e portate a Lecce mentre il signor Parangoni sarà recuperato dalla San Giorgio. «Gli unici aiuti che abbiamo avuto sono stati quelli esterni perché l’ equipaggio della Norman non ha fatto nulla» concludano. Sulla base di tutto questo racconto, i tre greci hanno deciso di presentare la denuncia. Sostenendo di aver perso, tra l’ altro, a bordo molto denaro e l’ anello che avevano comprato per il fidanzamento del figlio. «E’ del tutto evidente – continuano – che siano state ampiamente disattese le normative di sicurezza e che c’ era un’ evidentissima impreparazione da parte dei membri dell’ equipaggio. Una disorganizzazione totale, al limite dell’ anarchia (se il Comandante non abbia mantenuto il proprio ruolo, dando precise disposizioni all’ equipaggio) o dell’ ammutinamento (se risultasse che almeno un terzo dell’ equipaggio abbia disatteso gli ordini o calato le scialuppe prima dell’ ordine del comandante)». Ora chiaramente la versione dovrà essere verificata dagli investigatori. Ci sono infatti un paio di punti che non tornano: nessuno per esempio ha raccontato di vedere gente asfissiata nei saloni della nave. Ma sarà facile verificarlo. Anche perché non sono certo gli unici che si rivolgeranno alla magistratura. Il Codacons ha preparato una class action mentre ieri i legali della famiglia di Carmine Balzano, il camionista napoletano ancora disperso, hanno incontrato gli investigatori chiedendo di cercare in Albania. «Abbiamo saputo – ha spiegato l’ avvocato Sergio Pisani – che sono state trovate scialuppe spiaggiate sulle coste albanesi e sembrerebbe che non ci sia acqua all’ interno. Questo è un segnale positivo perché significa che non si sono capovolte, quindi c’ è ancora un barlume di speranza». (g. d. m. e g. f.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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