4 Febbraio 2014

«Allarme idrogeologico» Ancora allerta a Roma

«Allarme idrogeologico» Ancora allerta a Roma

Non è ancora finita – resta l’ allerta su Roma per il Tevere e l’ Aniene – il codice arancione indica una criticità idrogelogica moderata ma tutto è ormai gonfio di acqua e basta poco per provocare altri disastri, frane allagamenti. Intanto si cominciano a calcolare i danni e si riscaldano le polemiche. Danni molto elevati, più di quanto si potesse immaginare quando ancora l’ acqua e il fango coprivano il disastro, a nord di Roma, a ovest e sul litorale, a Fiumicino, dove il sindaco Esterino Montino ha chiamato in aiuto l’ esercito, nelle campagne del Lazio dove sono i coltivatori a contare le perdite. Si combatte con le fognature saltate, a Pian del Sole e a Maccarese, con le tubature dell’ acqua, come quella che ha costretto a transennare via del Corso, che ha richiesto l’ intervento di quattro squadre di Acea nel salotto buono di Roma. Con i rifiuti speciali, quelli ospedalieri che si sono sparsi nella zona di Malagrotta, per i quali la Procura ha aperto un’ inchiesta, anche se, assicura Ama, non appena si è riusciti a prosciugare il terreno «le squadre hanno raccolto e messo in sicurezza tutto». All’ aeroporto di Fiumicino le idrovore pompano 15mila litri al secondo per scongiurare il rischio di allagamento delle piste. Ignazio Marino ha chiesto al presidente della Regione Nicola Zingaretti, che ha già proclamatolo stato di calamità, di valutare se ci siano i presupposti per «lo stato di emergenza» perché «la situazione è assolutamente critica e bisognosa di interventi rapidi e strutturali». Frane e smottamenti, strade non percorribili, infrastrutture civili non utilizzabili, insediamenti ancora sommersi e l’«evacuazione di150 nuclei familiari», e «migliaia di persone sono rimaste in abitazioni oggettivamente impraticabili», senza contare i danni agli insediamenti commerciali e produttivi «ridotti nella impossibilità di operare» e le «strutture sportive e ricreative sul Tevere gravemente danneggiate». Ci vorranno ancora due o tre giorni prima che si riesca a quantificare con precisione l’ entità del danno, mentre il calcolo provvisorio della Regione sul territorio laziale è di 104 milioni di euro. Le frane e gli smottamenti hanno colpito anche i comuni a nord di Roma, Riano, Magliano Sabina, Soriano nel Cimino, Sacrofano, Poggio Mirteto e Torrita Tiberina. A Fiumicino ci sono 84 famiglie evacuate. La posta in gioco, a questo punto, è la possibilità di uscire dal patto di stabilità. Dice il sindaco di Roma: «Rivedremo i piani di investimenti perché la legge prevede di sbloccare fondi fermi a causa del patto di stabilità in presenza di situazioni straordinarie», aggiungendo «questa è una situazione straordinariamente drammatica». In Giunta, spiega l’ assessore ai lavori pubblici Paolo Masini, «abbiamo sbloccato 60 milioni di euro fermi da 7 anni, a causa del patto di stabilità. Collaborando con le facoltà di ingegneria e altri enti per rispettare innovazione e rigore, potremo finalmente risolvere dei problemi». Intanto la giunta ha deciso di stanziare 10 milioni di euro per le prime necessità delle famiglie, per le scuole e le voragini provocate dalla violente piogge. In Parlamento il problema lo solleva Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente: «Dal dopoguerra ad oggi abbiamo speso oltre 240miliardi di euro per riparare ai danni di frane, alluvioni, terremoti e abbiamo avuto migliaia di vittime. È ora di cambiare rotta». Anche perché «non è solo un problema legato all’ ambiente e alla sicurezza. È da qui che può partire una enorme spinta per l’ edilizia di qualità. L’ anno scorso il credito d’ imposta e l’ ecobonus hanno prodotto 19 miliardi di investimenti e qualcosa come 280mila posti di lavoro». Le polemiche non mancano, l’ opposizione capitolina attacca sui tombini che non riescono ad assorbire l’ acqua. «Abbiamo speso tre milioni per pulirne 25.000 su 500.000», replica l’ assessore Masini, «ma con queste quantità di acqua, 150 millimetri in tre giorni, il problema non sono i tombini ma gli interventi strutturali». Replica Alessandro Onorato, lista Marchini, «chiederemo l’ accesso agli atti per capire come sono stati spesi quei tre milioni». Anche la richiesta del prefetto Pecoraro di evitare di venire a Roma viene criticata, in particolare dal Codacons, per il quale «si fa danno a chi ha necessità di venire nella capitale e anche all’ economia della città». L’ ex sindaco Gianni Alemanno lancia sos per portare «stracci e secchi nella parrocchia di Prima Porta» e raccoglie l’ ironia del nuovo presidente dei Verdi di Roma, Gianfranco Mascia: «Alemanno farebbe bene a chiedere scusa per come ha ridotto Roma. Cosa ha fatto per contrastare l’ espansione edilizia che ha devastato il reticolo idrografico dei quartieri?». «La responsabilità non è solo sua ma anche sua».
 

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