Allarme di Catricalà: portabilità, un flop
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- Avvenire
Quando Antonio Catricalà si è presentato nella sua banca per chiedere di estinguere il mutuo, l’addetto allo sportello ha fatto due calcoli e gli ha consegnato il conto: il costo dell’operazione sarebbe stato di 4.700 euro. Il presidente dell’Antitrust racconta la sua vicenda a un convegno sulla trasparenza dei prestiti immobiliari, e la sua storia diventa un esempio del difficile rapporto tra gli italiani e le banche. Parla di una situazione «paradossale», Catricalà, delle «prepotenze» di alcuni istituti di credito che si ostinano a non applicare le leggi sulla portabilità e sull’estinzione del mutuo. Il Garante della concorrenza cita i numeri del rapporto annuale del Censis: su 2,4 milioni di famiglie italiane che hanno un mutuo, 420 mila sono «in difficoltà per l’aumento del costo della rata del mutuo », altre 110 mila vivono «problemi di possibile insolvenza».
Cambiare il proprio mutuo con uno più sostenibile, con rate più basse e durata maggiore, potrebbe essere uno sbocco possibile per chi davvero non riesce più a star dietro al suo debito. Ma, nonostante sia legge da un anno, la portabilità gratuita è una mosca bianca. Altroconsumo ha fatto un’indagine: su 40 banche, tra Milano e Roma, a cui è stato chiesto il trasferimento del prestito ipotecario solo due agenzie lo hanno concesso a costo zero. Per la mancata applicazione della norma, denuncia l’associazione dei consumatori, gli istituti di credito hanno incassato 4,5 milioni di euro lo scorso anno. Catricalà vuole avere la possibilità di intervenire. Lo strumento in mano all’Autorità, cioè l’apertura di istruttorie per pratiche commerciali scorrette, «non rappresenta un grande timore per il sistema bancario », visto l’esiguo ammontare delle multe che possono essere comminate per queste violazio- ni. L’Antitrust vuole altri armi, migliori «strumenti sanzionatori» e «poteri coercitivi» contro gli istituti di credito per costringerli alla portabilità gratuita.
L’attacco è duro, le banche si difendono. La legge è del maggio scorso, spiega Giuseppe Zadra, il presidente dell’Abi, il Parlamento l’ha fatta pensando che «poi si sarebbe messa a posto, ma questa fase di assestamento in cui ci troviamo viene vista come una forma di resistenza dolosa». Se l’applicazione della norma è lenta «il responsabile non è il sistema bancario », e comunque sono stati «sistemati gli ultimi dettagli» tanto che «nei mesi più turbolenti è arrivato vicino a 100.000 il numero di rinegoziazioni (42.000) o di estinzioni anticipate (50.000)».
Non basta, ovviamente, alle associazioni dei consumatori, rinforzate dall’intervento di Catricalà. Il Codacons chiede «interventi sul piano fiscale, come l’aumento delle detrazioni per chi ha contratto un mutuo, sanzioni precise per le banche ed un aumento dei poteri sanzionatori dell’Antitrust », mentre l’Adusbef chiede che Abi e banche pongano fine alla «melina» con cui ritardano l’adozione delle nuove disposizioni.
L’attenzione, ieri, era sulla portabilità, ma il problema maggiore è la difficoltà delle famiglie a far fronte ai debiti immobiliari. Negli anni del boom edilizio appena concluso molti italiani si sono indebitati per comprare casa, quasi tutti (l’80% circa) lo hanno fatto con mutui variabili, nel frattempo la Bce ha alzato i tassi dal 2% del 2003 all’attuale 4%, trascinando sempre più su il costo delle rate. Il numero di effettive insolvenze, però, si mantiene basso, attorno all’1,8% – rassicurano dall’osservatorio del Crif, il gruppo che gestisce il principale sistema italiano di gesitoni creditizie – anche perché quello italiano continua a essere un popolo a basso indebitamento, nonostante la tendenza a richiedere credito sia in forte crescita negli ultimi anni.
Eppure la questione delle rate si fa sentire sempre di più, anche perché i soldi per il mutuo vanno spesso sottratti da redditi al palo da anni già messi in crisi da un’inflazione pesante. E la questione mutui entra anche in campagna elettorale: Silvio Berlusconi ricorda che il programma del Pdl prevede agevolazioni sui mutui per convincere le banche a ridurre le rate. Il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani fa presente che «quelle norme sono già in finanziaria» grazie al suo governo, mentre il centrodestra ha votato contro le sue «lenzuolate».
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