27 Aprile 2013

Allarme Bce: le Pmi italiane senza credito

Allarme Bce: le Pmi italiane senza credito

Se in un’ azienda, di dimensioni piccole o medie, calano fatturato ed utili, mentre allo stesso tempo si è costretti sempre più ad ottenere credito dalle banche, è una gran brutta storia. Esattamente quella che stanno vivendo tante Pmi del nostro Paese. Una spirale negativa ormai acclarata, non soltanto in Italia, sulla quale ieri si è soffermatala Banca centrale europea con la pubblicazione del rapporto sull’ accesso alla finanza da parte delle Pmi nell’ Eurozona. Cominciamo con il dire che le piccole e medie imprese tedesche, e la cosa non è certo una sorpresa, sono quasi le uniche ad aver riferito miglioramenti di fatturato, mentre il maggior numero dicali è stato segnalato da quelle di Italia, Spagna, Grecia e Portogallo. Che poi sono gli stessi Paesi dove si registrano i maggiori cali di utili fra le Pmi: Grecia (77 per cento dei casi), Spagna (60%), Italia (58%), e Portogallo (64%). Nel frattempo, rileva lo studio, le imprese italiane sono quelle che hanno maggiormente segnalato un aumento delle necessità di prestiti bancari e scoperti, mentre all’ opposto quelle della Germania hanno riferito attenuazioni delle necessità di queste voci. Nel dettaglio, a livello di Eurozona, un 5 per cento netto di Pmi ha riportato aumenti sulle necessità di prestiti e un 12 per cento aumenti sugli scoperti. Un’ indagine, quella della Bce, effettuata in tempi molto recenti, tra ottobre 2012 e marzo 2013, coinvolgendo 7.510 imprese di cui 1.003 in Italia. L’ istituto di Francoforte sottolinea, per quanto riguarda il panorama dell’ imprenditoria italiana, come questo ha risentito anche del peggioramento delle prospettive della crescita dell’ economia. Un elemento che ha appunto reso più difficile rispetto agli altri Paesi l’ accesso delle piccole e medie imprese al credito bancario. Le aziende italiane hanno anche riportato un aumento della leva (12%) contrariamente al trend prevalente, nonché registrato un innalzamento delle spese per interessi. Il21% delle Pmi ha inoltre menzionato i costi di produzione o del lavoro come il problema predominante contro la media del 14% a livello di Eurozona. Ed ancora, il 18% delle imprese italiane interpellate ha segnalatole necessità di finanziamento per l’ insufficienza dei fondi interni, anche in questo caso uno dei dati più elevati della zona euro. Quanto alla disponibilità delle banche a concedere prestiti, con la sola eccezione della Germania, tutte le piccole e medie imprese dell’ Eurozona riferiscono di un peggioramento, che è stato particolarmente forte – ancora una volta- in Grecia, Spagna e Italia. In particolare, la percentuale netta delle Pmi italiane che riferiscono un aumento dei tassi di interesse praticati dalle banche è del 62%, seconda solo alla Spagna (66%), mentre il 44% delle nostre aziende segnala un aumento delle garanzie richieste contro il 15% delle Pmi tedesche. Uno scenario, dunque, che accomuna ancora una volta il Sud dell’ Europa e per lo studio Bce indica «una forte avversione al rischio da parte delle banche in un contesto di debole attività economica e di difficoltà del sistema bancario». I numeri diffusi da Eurotower non hanno mancato di suscitare reazioni. Coldiretti ha subito evidenziato come il credito agrario erogato alle aziende agricole ha subito un taglio del 22 per cento nel 2012, con il valore delle erogazioni sceso al livello più basso dal 2008. Molto critico il Codacons, per il quale «la Bce farebbe bene a non limitarsi a fotografare quello che sta accadendo o a stimolare i Governi, ma a prendere le misure necessarie di politica monetaria, con un abbassamento del costo del denaro, per favorire la crescita e l’ accesso al credito».

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