Allarmanti i dati Istat su base annua. Il governo studia incentivi per chi non licenzia
ROMA Continua a soffrire l’industria italiana, mentre si stringono i tempi del dl con il nuovo pacchetto fiscale di sostegno alle imprese che questo venerdì approderà al tavolo del consiglio dei ministri. Tra le misure più attese il premio per chi non licenzia: «È una cosa buona ma che non serve tantissimo» commenta il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei. «Se una azienda per un lungo periodo non ha necessità di produrre, non è certo l’incentivo che gli fa bloccare i licenziamenti». Ad aprile, secondo i dati dell’Istat, il fatturato industriale ha registrato una caduta del 22,2% rispetto allo stesso mese del 2008, mentre gli ordinativi sono addirittura precipitati del 32,2%. Per quanto riguarda il confronto con marzo 2009, si registra una variazione nulla mentre gli ordini sono calati del 3,7%. Livelli ai minimi dagli anni Ottanta. L’auto sta soffrendo di più la crisi con un fatturato tendenziale in calo del 31,1% (-5,5% vendite nazionali, -58,1% estere) e una riduzione degli ordinativi pari a -20,2%. Buone notizie arrivano però dagli ordinativi nazionali che segnano un rimbalzo del +4,6% grazie agli incentivi. In dettaglio l’indice del fatturato in un anno è diminuito del 33,6% per i beni intermedi, del 29,6% per l’energia, del 14,1% per i beni strumentali e del 10,4% per i beni di consumo (-16,5% per quelli durevoli e -9% per quelli non durevoli). In controtendenza procedono i settori dell’estrazione di minerali (+6%) e della farmaceutica (+1,8%). Molto preoccupati i sindacati che parlano di dati «drammatici». I consumatori del Codacons chiedono «di procedere subito alle liberalizzazioni». Il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, ritiene invece «fisiologico» che la caduta industriale sia accompagnata da «una decelerazione del credito» e risponde alle punzecchiature della Cgia di Mestre sulla modalità di erogazione da parte delle banche. «Il 52% del credito viene utilizzato dalla piccole imprese con meno di 50 milioni di fatturato. Le grandi imprese utilizzano meno del 30%, le medie il 65%. Quindi il rapporto tra fatturato e credito utilizzato è assolutamente sbilanciato verso le piccole».
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