4 Marzo 2006

Alla radio? è un`idea

Sanremo, lo dice il jingle, è sempre Sanremo. Come il miracolo di San Gennaro, come la Nazionale di calcio, come il Giro d`Italia, come gli esodi estivi, i saldi e il cenone. Funziona così, è l`Italia che trasforma tutto in rito. Invece, dopo le deludenti performance (in termini di audience e non solo) della 56ª edizione del Festival, quello che qualche anno fa era un sospetto comincia a diventare certezza. Il rito festivaliero non funziona più. Il circo che ogni anno alza le tende a Sanremo non è né carne né pesce, rincorre star di Hollywood e modelle, comici e calciatori, cerca di strizzare l`occhio (senza riuscirci) ai più giovani e di non scontentare gli anziani. Spende fortune in ingaggi, s`inventa regolamenti cervellotici, cerca il coup de theatre. E anno dopo anno, chiunque sia il conduttore (no, la colpa non è di Panariello), tra le canzoni che si ascoltano all`Ariston sono poche quelle che assomigliano alla musica che ci piace ascoltare, canticchiare, scaricare, comprare. Certo, Sanremo resta pur sempre un grande spettacolo. Ma vale davvero tutta questa mobilitazione mediatica se alla fine fa tanti spettatori quanto la puntata di una fiction? Forse ha ragione il Codacons: l`anno prossimo proviamo a sentircelo alla radio.

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