13 Settembre 2021

ALITALIA, PER UE PRESTITO-PONTE E’ ILLECITO AIUTO DI STATO. CODACONS: ACCOLTO NOSTRO ESPOSTO, BOCCIATE SCELTE DI CALENDA E GENTILONI

     

    PROCEDURA APERTA A SEGUITO DI DENUNCIA DELL’ASSOCIAZIONE. ORA GOVERNO DEVE RECUPERARE I 900 MILIONI DI EURO CONCESSI ALLA COMPAGNIA AEREA

    La decisione della Commissione Europea di bocciare il prestito-ponte concesso dall’Italia ad Alitalia nel 2017 in quanto illecito aiuto di Stato, è una vittoria per i consumatori italiani e per il Codacons, associazione dal cui esposto nel 2017 era nata la procedura aperta dall’Ue.
    La Commissione Ue ha condannato duramente la decisione dell’Ex Ministro Carlo Calenda e del Governo guidato all’epoca da Gentiloni che avevano di fatto “regalato” 900 milioni di euro alla compagnia aerea, soldi che ora difficilmente potranno rientrare nelle tasche della collettività – spiega il Codacons – Un prestito per il quale l’ex Ministro Calenda garantì le condizioni, definendole “di mercato”, ma che per l’Ue è stato concesso nonostante risultasse “improbabile che Alitalia fosse in grado di generare una liquidità sufficiente per rimborsarli”.
    E nell’esposto presentato nel 2017 dal Codacons si scriveva proprio:
    “La notizia del prestito ha sollevato dubbi e critiche circa l’opportunità della sua concessione, anche alla luce della già critica situazione economica in cui la compagnia di volo italiana versa da anni, nonché dubbi in merito alla compatibilità delle misure varate con il funzionamento del mercato interno. Le misure varate dal Governo rischiano di violare la normativa europea dettata in materia di aiuti di stato. Invero, per aiuto di stato è da intendersi il trasferimento di risorse pubbliche a favore di alcune imprese o produzioni che, attribuendo un vantaggio economico selettivo, falsa o minaccia di falsare la concorrenza”.
    “Ora il Governo Draghi deve correre ai ripari per correggere gli errori dell’ex Ministro Carlo Calenda – afferma il presidente Carlo Rienzi – I 900 milioni di euro di prestito devono tornare nelle disponibilità della collettività, e in tal senso l’esecutivo deve avviare le doverose procedure di recupero nel rispetto della decisione della Commissione Europea”.

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