Alitalia, decolla lo scontro sugli aiuti
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- Avvenire
DA MILANO GIUSEPPE MATARAZZO S i è protratta fino a tarda sera l’ assemblea straordinaria dei soci di Alitalia per certificare il via libera alla manovra da 500 milioni (300 di aumento di capitale e 200 di nuove linee di credito dalle banche). Il nodo da sciogliere era sul valore della compagnia, oscillante fra zero e 150 milioni, e quindi delle azioni. Ma ieri c’ è stato solo il fischio d’ inizio di questa delicata partita. Perché la concreta sottoscrizione delle quote potrà avvenire fino al 14 novembre e solo allora sapremo esattamente come e con quali equilibri si comporrà il nuovo azionariato. «L’ intervento di Poste ha obbligato i privati a investire», aveva detto il premier Enrico Letta nei giorni scorsi, aggiungendo che «il futuro di Alitalia è nell’ integrazione in una grande alleanza internazionale e, in questo modo, possiamo legittimamente ritenere di arrivare a quell’ obiettivo con un assetto più solido, con più forza». Gli occhi sono dunque puntati su Air France-Klm: se confermerà il proprio impegno e cercherà di giocare al rialzo sul suo 25% per puntare al controllo della compagnia o se farà dietro marcia e diluirà la sua quota. Se dovesse alla fine rimanere alla finestra, accontentandosi di gestire gli esuberi e i debiti interni, Alitalia dovrebbe trovare un nuovo partner internazionale. È quello che si auspica la Cisl di Raffaele Bonanni: «Non credo che i francesi di Air France facciano al caso nostro perché loro vogliono solo il loro hub». Ma il tentativo di coinvolgere Etihad Airways e Lufthansa finora non hanno portato risultati. Distanti, a parole, anche i russi di Aeroflot: «Al momento non stiamo studiando alcun possibile acquisto di quote azionarie di Alitalia», ha osservato la portavoce Irina Dannenberg. Saranno comunque i francesi a scegliere se si dovrà guardare verso altri orizzonti, avendo il diritto di opzione su qualunque cessione a terzi. Resta incerto tuttavia anche l’ apporto dei 21 soci italiani tra i quali figura al secondo posto la famiglia Riva, il cui 11% di Alitalia è stato sequestrato nell’ ambi- to di una indagine della magistratura. Intesa, Atlantia e Immsi hanno lanciato nei giorni scorsi dei segnali di disponibilità. L’ ennesimo salvataggio di Alitalia da parte del governo, con la ‘stampella’ di Poste Italiane fa decollare in ogni caso le polemiche, porta giornali come il Financial Times a parlare chiaramente di «protezionismo» e spinge la Commissione Ue a vederci chiaro: «Ci aspettiamo che le autorità italiane notifichino le misure alla Commissione », ha spiegato Antoine Colombani, portavoce della Commissione per le politiche competitive. Il ministro Maurizio Lupi, ribadisce però la linea: «Non siamo in presenza di aiuti di Stato, né li volevamo». Un interventismo – aiuti o no – che poco si concilia con le regole del mercato, la concorrenza e la crescita di aziende sane, forti e competitive. Così il pacco ‘regalo’ di Poste da 75 milioni accende British Airways. «Ci aspettiamo che la Commissione europea intervenga per sospendere questo aiuto manifestamente illegale », così Iag, la holding che controlla British Airways, Iberia e Vueling. «Siamo sempre stati contrari ad ogni forma di aiuto statale. È protezionismo, mina la competizione e favorisce quelle compagnie aeree in fallimento che non sono al passo con la realtà economica», ha aggiunto Iag. E se il Codacons si appella con un esposto direttamente a Bruxelles, sul fronte politico a spiccare è l’ intervento dell’ ex presidente del Consiglio e presidente di Scelta civica, Mario Monti, terza gamba della maggioranza di governo: «Trovo curioso l’ intervento del capitale pubblico attraverso le Poste». «L’ Italia – ha aggiunto – non abbia la visione superficiale del passato di che cosa sia l’ interesse nazionale, che non deve coincidere con quello di singoli segmenti del Paese o singoli imprenditori». Mentre nel territorio ci sono tante piccole Alitalia che falliscono e chiudono, fra i rubinetti chiusi del credito e la disperata mancanza di fiducia. È il mercato, bellezza. Ma solo per alcuni. Non certo per i capitani «coraggiosi». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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