5 dicembre 2018

ALITALIA: CODACONS CONTRO PROROGA PRESTITO PONTE

 

CONSIGLIO DEI MINISTRI DOVRA’ ATTENDERE DECISIONE DELLA COMMISSIONE UE E CONSIGLIO DI STATO CHIAMATI A PRONUNCIARSI SUL RICORSO CODACONS

PRONTI A NUOVI RICORSI IN CASO DI PROROGA ILLEGITTIMA

Il Consiglio dei Ministri non potrà decidere oggi alcuna proroga del prestito ponte da 900 milioni di euro in favore di Alitalia, e dovrà attendere la decisione del Consiglio di Stato e della Commissione Europea, dove sono pendenti due procedimenti relativi ad Alitalia. Lo afferma il Codacons, commentando l’intenzione del Governo di posticipare al 30 giugno 2019 il termine per rimborsare per rimborsare il prestito.
“Qualsiasi operazione del Governo su Alitalia deve attendere le decisioni del Consiglio di Stato sul ricorso promosso dal Codacons contro il prestito-ponte e la nomina dei Commissari Alitalia, e quella della Commissione Europea che ha aperto una apposita indagine sulla compagnia di bandiera, a seguito di esposto Codacons. Entrambi i procedimenti – spiega Rienzi – si concentrano sulla possibilità che il prestito da 900 milioni concesso dal Governo con i soldi degli italiani configuri un illecito aiuto di Stato in favore di una azienda privata, in totale violazione della normativa comunitaria e con enormi danni alla concorrenza e, di conseguenza, ai consumatori finali. Gli altri operatori del trasporto aereo attivi in Italia, infatti, risultano pesantemente lesi dal supporto economico che lo Stato ha concesso ad Alitalia, e devono concorrere con una azienda che viene finanziata dal Governo attraverso soldi pubblici, con ripercussioni sui servizi resi e sulle tariffe praticate al pubblico, spesso molto elevate come nel caso della tratta Roma-Genova o Roma-Brindisi”.
Se pertanto il Consiglio dei Ministri varerà la proroga del prestito, saranno possibili nuovi ricorsi contro gli atti del Governo al fine di ottenerne l’annullamento.
Intanto c’è grande attesa da parte delle Onlus italiane sul Consiglio dei Ministri odierno e su eventuali decisioni relative all’eliminazione del contributo unificato che limita l’accesso alla giustizia solo ai soggetti più ricchi e danneggia le categorie più deboli.

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