30 Aprile 2019

Alitalia ci prosciuga e Di Maio se ne vanta

che fine fanno i nostri soldi
ANTONIO SPAMPINATO Per Alitalia «non cerchiamo capitani coraggiosi per metterci una toppa. Io voglio essere l’ ultimo ministro dello Sviluppo economico ad occuparmi di Alitalia. Se domani arriveranno proposte da coloro che finora si sono palesati finora solo a livello di stampa, capiremo cosa fare, altrimenti le soluzioni ci sono già e potremo andare avanti comunque». Queste parole le ha pronunciate ieri Luigi Di Maio, vicepremier e ministro incaricato a trovare un futuro al vettore che da decenni va avanti grazie a rattoppi pubblici costati ai contribuenti nove miliardi di euro circa. Alitalia continua a chiudere i conti in rosso e i commissari incaricati a far proseguire l’ agonia dell’ ex compagnia di bandiera dopo la parentesi Etihad hanno lanciato un nuovo allarme. Oggi scade l’ offerta di Ferrovie dello Stato e la ricerca dei soci necessari a coprire il 100% del capitale della newco in cui dovrebbero confluire gli asset Alitalia non ha prodotto i risultati sperati. Fs ieri ha preso in esame la proroga dei termini che dovrà essere confermata dall’ azienda e dal governo ma i commissari chiedono di fare in fretta: dei 900 milioni dell’ ultimo prestito ponte concesso dallo Stato ne restano 500 e l’ eventuale proroga della scadenza non può che essere limitata nel tempo, giusto per mettere a punto gli ultimi dettagli. Già ma quali? CACCIA AI SOCI Ad affiancare Fs, società controllata dallo Stato, non ci sarà solo Cassa depositi e prestiti, anche il Tesoro ha intenzione di metterci dei quattrini. Innanzi tutto rinunciando ai quasi 150 milioni di interessi che Alitalia non gli ha ancora pagato, convertendoli in azioni. E poi, stando alle parole di Di Maio, la presenza pubblica potrebbe essere ancora più ampia. E per lui è motivo di vanto: il governo «è riuscito nel suo intento, con la presenza massiccia dello Stato nella newco che permetterà di rilanciare Alitalia». Pazienza se il Codacons, l’ associazione dei consumatori, ha promesso di ricorrere al Tar se queste promesse dovessero diventare realtà. Anche se Delta dovesse convincersi ad entrare nella partita, mancherebbe ancora la copertura per il 40% del capitale. Si è parlato di Atlantia o negli ultimi giorni della famiglia Toto ma nulla si è concretizzato. Ricapitolando: a Fs andrebbe il 30%, il 15% al Tesoro, un altro 15% a Delta e il restante 40% a qualcuno che non ha ancora un nome, forse la famiglia Toto o forse Atlantia. Ma quali sono le soluzioni alternative di cui parlava Di Maio? Probabilmente un allargamento della partecipazione pubblica. Da capire poi come sia possibile farlo digerire a Bruxelles che già si prepara a colpirci a suon di veti. MOBILITAZIONE Durissima la risposta del responsabile industria di Forza Italia, Maurizio Carrara, alle parole di Di Maio: «Prima di essere l’ ultimo ministro dello Sviluppo economico ad interessarsi di Alitalia deve essere anche uno di quelli che se ne è davvero interessato. Invece fino ad oggi Di Maio ha solo nazionalizzato la società scaricando il costo sugli italiani, a partire dall’ annullamento del termine di rimborso del prestito ponte pari a 900 milioni di euro. Il ministro attende l’ ultimo giorno per sapere se ci sono partner industriali interessati alla newco come se il dossier non fosse di sua competenza». «Noi», continua il parlamentare, «ci auguriamo che l’ Alitalia sia solo l’ ultimo dossier che vede Di Maio a capo del dicastero economico. Prima se ne va meglio è per i lavoratori dell’ aviolinea e per tutto il paese». È grave che un ministro continui a raccontare «favole» mentre «migliaia di lavoratori rischiano di perdere il lavoro». Se nessuno vuole rilevare il 40 per cento della newco sottomettendosi alla governance pubblica, purtroppo, conclude Carrara, «il futuro dell’ ex compagnia di bandiera sembra segnato». Una situazione che non piace neanche ai sindacati. «Ci pare che stia regnando la più completa confusione nella strategia di rilancio di Alitalia», dice il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi. «È possibile la proclamazione di una giornata di mobilitazione nel mese di maggio, considerato che il governo elude il confronto con il sindacato». riproduzione riservata.

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