1 Marzo 2008

Alimentari, aumenti record

Alimentari, aumenti record
Nel 2007 pressione fiscale ai massimi storici

Febbraio conferma la corsa dei prezzi. Soprattutto dei prodotti alimentari. Per mangiare gli italiani spendono il 5% in più rispetto a un anno fa. Si sta peggio a Cagliari: il peso dell`inflazione è del 7,9%. La corsa dei prezzi non rallenta. A febbraio, secondo le anticipazioni dell`Istat, si conferma il 2,9% di gennaio, il livello più alto dal 2001. I prezzi non si sfreddano nemmeno a Cagliari, che resta in vetta alla classifica dell`inflazione tra i capoluoghi di regione: +3,8%. Ma, rispetto al primo mese dell`anno, fanno registrare un nuovo, preoccupante incremento i prezzi dei prodotti alimentari, cresciuti del 5%, il massimo dal 1996. Nel complesso, in un mese i prezzi sono aumentati dello 0,3% (0,2 a Cagliari). IL CARO-SPESA L`impennata del prezzo del grano a livello internazionale ha portato aumenti a due cifre per il pane (+12,5%) e per la pasta (+14,4%). Ma meglio non è andata al latte, con un rialzo del 10%. Inferiore ma decisamente sostenuto l`incremento del prezzo della carne (+3,7%), anche se una prima inversione di tendenza si è cominciata a vedere per il pollame. Rispetto a gennaio, i prezzi del settore, su cui più forte è stato il pressing di Mr Prezzi e del ministero delle Politiche agricole, sono diminuiti dello 0,5%. E a rallentare è stato anche il ritmo di crescita annuale, passato dal +6,7% di gennaio al +5,7% del mese scorso. I RECORD DI CAGLIARI A spingere il capoluogo sardo al vertice dell`inflazione ci sono soprattutto due voci: gli alimentari e l`abitazione. Nel primo caso, rispetto a una crescita nazionale del 5% in un anno, Cagliari piazza un allarmante +7,9%. E per l` abitazione (che comprende per esempio acqua, energia elettrica e combustibili), rispetto alla crescita nazionale del 3,5%, la città sarda si segnala per un roboante +9,5%. I dati commentati offerti dal Comune non aiutano a capire, anche perché tra le singole voci viene segnalato solo l`aumento dei combustibili liquidi, pari all`1%, che non spiega certo una crescita che sfiora la doppia cifra. Forse la commissione comunale prezzi dovrebbe mettere mano con più attenzione ai prodotti di riferimento. IL LUSSO DELL`AUTO Volano i carburanti: la benzina, a livello nazionale, è aumentata del 13% e il gasolio del 17%, nonostante nelle rilevazioni (effettuate il primo e il 15 di febbraio) non siano rientrati i record degli ultimissimi giorni. La spinta è arrivata anche dai trasporti (+5,5%), con l`incremento in particolare dell`aereo (+8%), di quelli stradali e di quelli marittimi (+5,6% per entrambi). A contenere i rialzi sono stati invece essenzialmente i medicinali e le comunicazioni, che hanno confermato la flessione in atto ormai da mesi per entrambi i settori. LE REAZIONI I dati alimentano l`allarme tra consumatori e sindacati, che chiedono interventi per sostenere il potere d`acquisto delle famiglie. Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil, è preoccupata soprattutto per la convergenza tra inflazione che cresce e pil che diminuisce, situazione che dimostra “la stagnazione della nostra economia“. Guardando in particolare agli alimentari, il Codacons parla di rincari “folli“ che avranno come unico effetto quello di deprimere i consumi. Adusbef e Federconsumatori invocano un “accordo bipartisan per restituire, anche attraverso strumenti fiscali, potere di acquisto ai percettori di reddito fisso, lavoratori e pensionati, incrementandolo almeno di 1.000 euro l`anno“, mentre l`Adiconsum arriva a chiedere i prezzi “amministrati“. I commercianti sono invece compatti nel respingere ogni attacco e polemica contro la categoria e nell`identificare la causa degli aumenti nell`impennata delle materie prime. LA CRESCITA L`economia italiana cresce al rallentatore. Ma, per fortuna, cala il debito pubblico, anche grazie a una pressione fiscale a livelli record, pari al 43,3% del Prodotto interno lordo. La crescita dell`economia italiana si è fermata nel 2007 all`1,5%. Un dato al di sotto delle aspettative (stimate dal governo a 1,9): l`Italia si è fatta così superare da tutte le economie più avanzate, a cominciare da Germania (+2,5%) e Francia (+1,9%). Un dato per fortuna accompagnato dal buon andamento delle finanze pubbliche, che nel 2007 hanno visto il deficit scendere all`1,9%, ben al di sotto della soglia del 3% indicata dal patto di stabilità, battendo in questo caso anche le previsioni del governo, fissate al 2,4%. L`1,9% calcolato dall`Istat è il più basso dal 2000, anno in cui, grazie alle entrate straordinarie della gara per le licenze Umts, il deficit scese allo 0,8%. In deciso progresso anche l`avanzo primario, salito al 3,1% del pil, contro l`1,3% del 2006 e lo 0,3% del 2005. STOP A PROCEDURA UE “Quella sul deficit italiano nel 2007 è una notizia molto buona, soprattutto se si considera che la crescita economica nel 2007 è stata più bassa del previsto“: così il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia. “Alla fine di aprile“, quando arriverà la conferma di Eurostat, “sarà chiusa la procedura per deficit eccessivo nei confronti dell`Italia“. Calcolando i possibili futuri rimborsi dovuti dallo Stato per la detraibilità dell`Iva sulle auto aziendali dopo la sentenza della Corte di giustizia europea, l`Istat aveva previsto un ampio sforamento del 3%, facendo salire il deficit al 4,4%. Tuttavia, per una modifica metodologica che ha portato alla cancellazione del conteggio dei rimborsi non ancora concretamente effettuati, il deficit è sceso al 3,4%. PRODI SODDISFATTO “La congiuntura internazionale pesa sulla crescita italiana ma il deficit, calato all` 1,9% del pil, pone finalmente l`Italia tra i Paesi sani che non hanno alcun rischio di deficit eccessivo“. Così il premier, Romano Prodi. Certo, spiega il ministro dell`Economia Tommaso Padoa-Schioppa, “il quadro dell`economia mondiale va peggiorando e anche per l`Italia si è aperta una fase delicata“. I dati diffusi dall`Istat si prestano ad una lettura double-face: i conti vanno bene, la crescita no. Nel governo c`è anche qualche voce critica. Per il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero l`aver utilizzato il maggior gettito per migliorare i conti è stato “un errore“, mentre bisognava usare subito le risorse per aiutare le famiglie, i lavoratori, i dipendenti. A chiederlo sono anche i sindacati. FISCO DA RECORD Lo scorso anno l`ammontare del peso del fisco rispetto al pil è arrivato al 43,3%, in sensibile aumento rispetto al 42,1% del 2006 e al 40,5% del 2005. Confcommercio parla di pressione fiscale “a livello insostenibile“, che ha portato al blocco dei consumi. Si tratta di una percentuale mai raggiunta dopo il 43,7% registrato nel 1997. Allora gli italiani dovettero fare i conti con la famosa “eurotassa“, necessaria al nostro paese per entrate nella moneta unica.

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