Alimentari, aumenti record
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fonte:
- L`Unione Sarda
Nel 2007 pressione fiscale ai massimi storici
Febbraio conferma la corsa dei prezzi. Soprattutto dei prodotti alimentari. Per mangiare gli italiani spendono il 5% in più rispetto a un anno fa. Si sta peggio a Cagliari: il peso dell`inflazione è del 7,9%. La corsa dei prezzi non rallenta. A febbraio, secondo le anticipazioni dell`Istat, si conferma il 2,9% di gennaio, il livello più alto dal 2001. I prezzi non si sfreddano nemmeno a Cagliari, che resta in vetta alla classifica dell`inflazione tra i capoluoghi di regione: +3,8%. Ma, rispetto al primo mese dell`anno, fanno registrare un nuovo, preoccupante incremento i prezzi dei prodotti alimentari, cresciuti del 5%, il massimo dal 1996. Nel complesso, in un mese i prezzi sono aumentati dello 0,3% (0,2 a Cagliari). IL CARO-SPESA L`impennata del prezzo del grano a livello internazionale ha portato aumenti a due cifre per il pane (+12,5%) e per la pasta (+14,4%). Ma meglio non è andata al latte, con un rialzo del 10%. Inferiore ma decisamente sostenuto l`incremento del prezzo della carne (+3,7%), anche se una prima inversione di tendenza si è cominciata a vedere per il pollame. Rispetto a gennaio, i prezzi del settore, su cui più forte è stato il pressing di Mr Prezzi e del ministero delle Politiche agricole, sono diminuiti dello 0,5%. E a rallentare è stato anche il ritmo di crescita annuale, passato dal +6,7% di gennaio al +5,7% del mese scorso. I RECORD DI CAGLIARI A spingere il capoluogo sardo al vertice dell`inflazione ci sono soprattutto due voci: gli alimentari e l`abitazione. Nel primo caso, rispetto a una crescita nazionale del 5% in un anno, Cagliari piazza un allarmante +7,9%. E per l` abitazione (che comprende per esempio acqua, energia elettrica e combustibili), rispetto alla crescita nazionale del 3,5%, la città sarda si segnala per un roboante +9,5%. I dati commentati offerti dal Comune non aiutano a capire, anche perché tra le singole voci viene segnalato solo l`aumento dei combustibili liquidi, pari all`1%, che non spiega certo una crescita che sfiora la doppia cifra. Forse la commissione comunale prezzi dovrebbe mettere mano con più attenzione ai prodotti di riferimento. IL LUSSO DELL`AUTO Volano i carburanti: la benzina, a livello nazionale, è aumentata del 13% e il gasolio del 17%, nonostante nelle rilevazioni (effettuate il primo e il 15 di febbraio) non siano rientrati i record degli ultimissimi giorni. La spinta è arrivata anche dai trasporti (+5,5%), con l`incremento in particolare dell`aereo (+8%), di quelli stradali e di quelli marittimi (+5,6% per entrambi). A contenere i rialzi sono stati invece essenzialmente i medicinali e le comunicazioni, che hanno confermato la flessione in atto ormai da mesi per entrambi i settori. LE REAZIONI I dati alimentano l`allarme tra consumatori e sindacati, che chiedono interventi per sostenere il potere d`acquisto delle famiglie. Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil, è preoccupata soprattutto per la convergenza tra inflazione che cresce e pil che diminuisce, situazione che dimostra “la stagnazione della nostra economia“. Guardando in particolare agli alimentari, il Codacons parla di rincari “folli“ che avranno come unico effetto quello di deprimere i consumi. Adusbef e Federconsumatori invocano un “accordo bipartisan per restituire, anche attraverso strumenti fiscali, potere di acquisto ai percettori di reddito fisso, lavoratori e pensionati, incrementandolo almeno di 1.000 euro l`anno“, mentre l`Adiconsum arriva a chiedere i prezzi “amministrati“. I commercianti sono invece compatti nel respingere ogni attacco e polemica contro la categoria e nell`identificare la causa degli aumenti nell`impennata delle materie prime. LA CRESCITA L`economia italiana cresce al rallentatore. Ma, per fortuna, cala il debito pubblico, anche grazie a una pressione fiscale a livelli record, pari al 43,3% del Prodotto interno lordo. La crescita dell`economia italiana si è fermata nel 2007 all`1,5%. Un dato al di sotto delle aspettative (stimate dal governo a 1,9): l`Italia si è fatta così superare da tutte le economie più avanzate, a cominciare da Germania (+2,5%) e Francia (+1,9%). Un dato per fortuna accompagnato dal buon andamento delle finanze pubbliche, che nel 2007 hanno visto il deficit scendere all`1,9%, ben al di sotto della soglia del 3% indicata dal patto di stabilità, battendo in questo caso anche le previsioni del governo, fissate al 2,4%. L`1,9% calcolato dall`Istat è il più basso dal 2000, anno in cui, grazie alle entrate straordinarie della gara per le licenze Umts, il deficit scese allo 0,8%. In deciso progresso anche l`avanzo primario, salito al 3,1% del pil, contro l`1,3% del 2006 e lo 0,3% del 2005. STOP A PROCEDURA UE “Quella sul deficit italiano nel 2007 è una notizia molto buona, soprattutto se si considera che la crescita economica nel 2007 è stata più bassa del previsto“: così il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia. “Alla fine di aprile“, quando arriverà la conferma di Eurostat, “sarà chiusa la procedura per deficit eccessivo nei confronti dell`Italia“. Calcolando i possibili futuri rimborsi dovuti dallo Stato per la detraibilità dell`Iva sulle auto aziendali dopo la sentenza della Corte di giustizia europea, l`Istat aveva previsto un ampio sforamento del 3%, facendo salire il deficit al 4,4%. Tuttavia, per una modifica metodologica che ha portato alla cancellazione del conteggio dei rimborsi non ancora concretamente effettuati, il deficit è sceso al 3,4%. PRODI SODDISFATTO “La congiuntura internazionale pesa sulla crescita italiana ma il deficit, calato all` 1,9% del pil, pone finalmente l`Italia tra i Paesi sani che non hanno alcun rischio di deficit eccessivo“. Così il premier, Romano Prodi. Certo, spiega il ministro dell`Economia Tommaso Padoa-Schioppa, “il quadro dell`economia mondiale va peggiorando e anche per l`Italia si è aperta una fase delicata“. I dati diffusi dall`Istat si prestano ad una lettura double-face: i conti vanno bene, la crescita no. Nel governo c`è anche qualche voce critica. Per il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero l`aver utilizzato il maggior gettito per migliorare i conti è stato “un errore“, mentre bisognava usare subito le risorse per aiutare le famiglie, i lavoratori, i dipendenti. A chiederlo sono anche i sindacati. FISCO DA RECORD Lo scorso anno l`ammontare del peso del fisco rispetto al pil è arrivato al 43,3%, in sensibile aumento rispetto al 42,1% del 2006 e al 40,5% del 2005. Confcommercio parla di pressione fiscale “a livello insostenibile“, che ha portato al blocco dei consumi. Si tratta di una percentuale mai raggiunta dopo il 43,7% registrato nel 1997. Allora gli italiani dovettero fare i conti con la famosa “eurotassa“, necessaria al nostro paese per entrate nella moneta unica.
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