Al via il processo alla svizzera Eternit
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TORINO – La prima udienza preliminare del più grande processo europeo contro i produttori di amianto è un elenco infinito di nomi e cognomi, un susseguirsi lento e straziante di vicende umane dolorose che si perdono nel tempo. Quei nomi e cognomi sono i nomi e i cognomi dei parenti delle vittime della Eternit, i nomi e i cognomi dei familiari degli operai uccisi dall’amianto, ammazzati dalla polvere bianca assassina, sterminati dalla fibra killer silenziosa. Quei nomi e cognomi, alla fine, sono 500. Sono i nomi e i cognomi delle persone che hanno chiesto ieri di entrare a far parte del processo del secolo, che hanno chiesto di poter essere parte civile contro i responsabili di questa strage silenziosa e maledetta. Cinquecento solo ieri mattina. Ma saranno molti di più nel corso delle prossime udienze. Saranno quasi tremila. Tanti saranno prima che il processi cominci sul serio. Tremila, quasi tremila. A voler essere precisi, il numero esatto è 2.889. È il numero delle vittime, il numero degli operai morti dopo aver lavorato negli stabilimenti di Cavagnolo, Casale Monferrato, Rubiera e Bagnoli. 2.889 è il numero maledetto indicato nel fascicolo d’inchiesta che i pubblici ministeri Raffaele Guariniello, Gianfranco Colace e Sara Panelli hanno aperto nei confronti degli unici due imputati di questo processo monstre destinato a far parlare di sé, destinato a fare storia in Italia e all’estero. Due imputati, un miliardario svizzero e un nobile belga. Il primo si chiama Stephan Schmidheiny, ha 62 anni e da qualche tempo si è convertito all’ambiente e all’ecologia, è diventato un guru dell’eco-compatibile e fa discorsi all’Onu e al Santo Padre. È ricco, ricchissimo. È tra gli uomini più ricchi del pianeta. Ma oggi si dice dispiaciuto per quanto accaduto e fa sapere attraverso i propri avvocati (a difenderlo dovrebbero essere almeno in 25) di essere pronto a risarcire tutte le famiglie degli operai che hanno perso la vita lavorando nelle sue fabbriche. Fabbriche della morte. Per ora, Schmidheiny ha offerto 60mila e 30mila euro di risarcimento a seconda dei casi. Qualcuno avrebbe già deciso di accettare la sua offerta, qualcun altro ha risposto che non se ne fa nulla e ha spiegato di credere ancora nella giustizia: «Andremo in Tribunale e chiederemo che sia fatta giustizia». L’altro imputato si chiama invece Jan Luis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, ha 88 anni, è belga, nella vita fa il nobile. Barone, per l’esattezza. Stephan Schmidheiny e Jan Luis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne sono entrambi accusati di disastro doloso e di omissione dolosa di controlli antinfortunistici. Non solo familiari, però, alla prima assoluta del processo Eternit. Oltre alle 500 persone fisiche (la prima sezione dell’udienza è stata dedicata solo all’appello delle aspiranti parti civili dalla lettera "A" alla lettera "L", mentre domani è in programma il resto), anche enti, associazioni e istituti hanno infatti presentato richiesta di costituzione di parte civile nei confronti dei due imputati. E tra gli istituti c’è anche l’Inail, che per gli indennizzi alle famiglie delle vittime e dei malati di tumore da amianto ha speso, secondo un conteggio elaborato durante le indagini della Procura e reso noto ieri all’apertura dell’udienza preliminare, la bellezza di 246 milioni di euro. L’Istituto ha chiesto di costituirsi perché, in caso di riconoscimento di colpevolezza dei due imputati, potrebbe esercitare il diritto di rivalsa nei confronti dell’azienda e ottenere indietro le somme finora versate alle famiglie degli operai. Schierato accanto ai parenti delle vittime c’è pure il Codacons. «Ogni anno in Italia – fa sapere l’associazione in difesa dei consumatori – si registrano 40mila morti per mesotelioma. Proprio l’elevato numero di vittime dell’amianto in tutto il mondo ha portato le società Usa e canadesi a istituire fondi di indennizzo per i malati di mesotelioma, dopo che le Corti americane hanno imposto alle aziende Usa produttrici di amianto di costituire fondi per risarcire le vittime dell’amianto. Di tali fondi – spiega il Codacons – possono avvalersi anche i cittadini italiani. Questo perché le società produttrici americane, pur conoscendo i rischi dell’amianto, ne hanno fatto uso fin dagli anni ’30, utilizzandolo sia in America che nei paesi europei». Secondo il Codacons, «si stima che circa l’80 per cento dell’amianto utilizzato in Italia sia stato prodotto da aziende americane o canadesi. I cittadini italiani malati di mesotelioma, anche contratta 30 o 40 anni fa, così come i familiari delle vittime di tale male, possono contattare il Codacons, senza spese, per chiedere ai fondi costituiti negli Usa il corposo indennizzo, fino a 400mila dollari, messo a disposizione dai produttori di amianto». Si ritorna in aula domani mattina.
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