2 Ottobre 2013

Al supermercato niente aumento Iva: «Prezzi invariati»

Al supermercato niente aumento Iva: «Prezzi invariati»

L’ aumento che nessuno voleva (quello dell’ Iva dal 21 al 22%), adesso c’ è. E tocca farci i conti. In senso letterale. Chi compra non è che abbia molta scelta: per evitare l’ aumento, l’ unica è, eventualmente, evitare l’ acquisto (ma la «stangata», calcola il Codacons, sarà comunque, in media, di 350 euro annui a famiglia; secondo Adusbef e Federconsumatori, andrà invece dai 207 ai 260 euro l’ anno). Chi vende, invece, in tempi di consumi già depressi, si trova di fronte al dilemma se scaricare o no il nuovo balzello sui propri potenziali clienti. Molto dipende, ovvio, da quel che si vende (l’ 1 per cento su un paio di calzini non è lo stesso che su un Suv). Ikea, Esselunga e Coop, pur criticando aspramente il rincaro dell’ Iva, hanno già annunciato che, anche nei loro punti vendita bresciani, se ne faranno carico per tenerne al riparo i consumatori. «Consapevole delle difficoltà che i propri clienti stanno attraversando – spiega una nota della catena di Bernardo Caprotti – Esselunga ha deciso di non riversare su di loro neppure questo aumento dell’ Iva, come in occasione di analoga situazione registrata a settembre del 2011». Coop, dal canto suo, dopo aver denunciato che «l’ aumento dell’ Iva dal 21% al 22% colloca l’ Italia tra le tassazioni indirette più alte dei paesi della Ue», promette che «opererà per limitare gli effetti dell’ aumento Iva e chiederà ai propri fornitori di collaborare al medesimo obiettivo nell’ interesse delle famiglie italiane». Stessa posizione per il gruppo Di Meglio-Despar. «Dopo l’ iniziale sconcerto – spiega Giuseppe Calò, responsabile marketing – la scelta è stata quella di non scaricare l’ aumento listini di vendita. Ora però ci stiamo interfacciando con i nostri fornitori per vedere come ripartire questo onere aggiuntivo». Va anche detto che solo una parte di quel che si trova sugli scaffali di un supermercato è soggetto all’ Iva al 22%. Su pane, pasta, riso, burro, olio, latte, verdura e frutta freschi, l’ aliquota è infatti del 4%. Mentre su carne, pesce, salumi, uova, yogurt e latte a lunga conservazione è del 10%. E nessuna di queste due aliquote subirà ritocchi, al contrario di quel che accade per piatti pronti, bibite, succhi di frutta, alcolici e tabacchi, abbigliamento, calzature, elettrodomestici, giocattoli e cartoleria, tutti soggetti all’ aliquota più alta. Niente aumenti nemmeno ai banconi dei bar, alle reception degli alberghi e ai tavoli del ristorante, tutti soggetti ad Iva al 10%. Quanto ai piccoli negozi, si procederà probabilmente in ordine sparso. «Chi vende merci da scaffale a rapida sostituzione, probabilmente adeguerà il prezzo alla nuova aliquota – dice Carlo Massoletti, presidente di Ascom Brescia -. Ma per chi, ad esempio, vende vestiti, rifare tutti i listini sarebbe troppo oneroso. E finirà per lasciare i prezzi come sono e sobbarcarsi l’ 1% di Iva. A questo punto, paradossalmente, sarebbe stato meglio che l’ aumento arrivasse a luglio, prima di fare i listini autunnali. Così, invece, l’ esborso andrà da qualche centinaio a qualche migliaio di euro. Nell’ anno di maggior contrazione dei consumi, dire che tutto ciò è scandaloso è dir poco». L. Ang. RIPRODUZIONE RISERVATA.
l. ang.

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