7 Febbraio 2006

Al primo cittadino fu contestato di aver estorto denaro a un imprenditore che rilevò un palazzo

Il padre e il fratello sono riusciti a dimostrare di essere estranei a un giro di appalti «sospetti». Lui invece non ha sopportato il peso delle pesanti accuse, si è tolto la vita in carcere. E non ha potuto ascoltare la decisione del gip nei confronti dei parenti, archiviazione che avrebbe potuto riguardare anche la sua posizione. È la tragica storia di Camillo Valentini, sindaco di Roccaraso, che nell’agosto del 2004 è stato arrestato con le accuse di concussione e calunnia: in quei giorni la magistratura aveva fatto finire nei guai altre 17 persone nell’ambito dell’inchiesta su presunte irregolarità nelle opere pubbliche. Il fascicolo che conteneva i nomi di amministratori locali e di costruttori è stato mandato in cantina dal giudice per le indagini preliminari con il timbro d’archiviazione. Le indagini non sono però definitivamente concluse. Dagli accertamenti eseguiti all’epoca dell’apertura dei procedimento, erano scaturiti altri filoni d’inchiesta che saranno presi in esame tra due giorni nel corso di un’udienza preliminare. L’ex sindaco di Roccaraso avrebbe potuto avere la possibilità, se la sua forza di volontà fosse stata più forte, di poter urlare oggi la sua innocenza, grido che ha sempre lanciato, anche mentre si trovava in una cella del carcere di Sulmona. Lì dentro però Valentini, ingegnere edile, ha resistito soltanto due giorni e due notti: poi ha infilato la testa nella busta di plastica che conteneva indumenti intimi, si è stretto intorno al collo un laccio da scarpe, ha legato un capo alla grata della cella e infine si è disteso sul letto sotto le lenzuola, dove è stato trovato senza vita. A distanza di un anno e mezzo da quel giorno il gip ha deciso di chiudere parte dell’indagine, dalla quale escono con un’archiviazione il padre e il fratello del sindaco, Ettore e Giovanni Valentini, il vicesindaco Giuseppe di Virgilio, l’allora assessore comunale al bilancio, Gisella Valentini, i costruttori napoletani Roberto, Ivana e Loredana Arcieri, il tecnico comunale Nicolino D’Amico, l’ex assessore regionale all’Ambiente Massimo Desiati, l’ex assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Sciarretta, Giovanni Potena e il funzionario della Regione Pierluigi Caputi. Inoltre il gip ha archiviato la posizione del presidente dell’associazione regionale costruttori Enrico Ricci, del funzionario di banca Augusto Pace, dell’ex presidente della Società di trasformazione urbana (Stu) di Roccaraso, Ruggero Liberatore, di Enrico Caporale ex presidente dell’Aptr, del segretario comunale Vittorio Orlando e dell’allora funzionario della Regione Massimo Santini. All’epoca dell’arresto il giudice aveva contestato al sindaco nell’ordinanza di custodia cautelare di aver estorto denaro e altri beni, procurandogli «ingenti danni economici», all’imprenditore che rilevò un palazzo oggetto di un contenzioso urbanistico decennale. Tra le accuse che erano state ipotizzate dalla magistratura nei confronti di chi ora ha ottenuto l’archiviazione, a seconda delle posizioni processuali, quelle di presunte collusioni con il sindaco Camillo Valentini per autorizzazioni a costruire, anche tramite prestanomi, dell’affidamento di appalti sospetti come il parcheggio interrato di Roccaraso, di presunti abusi edilizi sulla realizzazione di una scuola da parte degli amministratori comunali di Roccaraso, di cessione da parte della Regione e in favore del Comune di Roccaraso di terreni ex demaniali sul tracciato di antichi tratturi poi classificati da destinare a operazioni immobiliari con la costituzione di una società mista Stu, per lo sviluppo urbano. Un castello d’accuse che si è briciolato forse troppo tardi, lasciando la possibilità al Codancons di chiedere soltanto un risarcimento danni per chi ha avuto la forza di sopportare accuse risultate poi infondate.

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