3 Agosto 2015

Al mare tutti insieme accaldatamente

Al mare tutti insieme accaldatamente

dal telefonino all’ ombrellone: al bando ogni tipo di esagerazione.
Chilomentri di sabbia finissima, dorata, che già solo a guardarla ci affondano dentro i problemi, e può essere solo vacanza. Un idillio che buona parte del resto del mondo può solo invidiarci. E invece noi, per non far sentire sfortunati tutti gli altri, ciautovotiamo alla Riminitudine. Bravi siamo. Da Pozzallo a Scoglitti: di uno spazio potenzialmente infinito dove poterci stendere “a quattro di bastoni” noi scegliamo aprioristicamente di escluderne il 90%. Dice: abbiamo un litorale chilometrico, ma vogliamo soppalcarci i teli di spugna. Sono gusti: ci piace stare uno sull’ altro. Tutti insieme, accaldatamente, alla spiaggia che fu delle Varcuzze. Ché se non sei lì a piantare l’ ombrellone, giocare a tamburelli, cospargerti d’ olio per acchiappare sulla pelle più sole di quanto sia umanamente possibile, rimorchiare tutto ciò che respira, ingurgitare teglie di “pasta o’ fur nu” e – ma solo se resta tempo farti perfino un bagno in mare, non sei nessuno. E allora, forse, il decalogo Coda cons un pochino serve anche a noi. A cominciare dal TELEFONINO. Che tu sia sullo spiaggione di Donnalucata o sulla sottile lingua di scogli dopo il porto turistico, è facile che le persone che cerchi non abbiano un segnale di riconoscimento sopra la testa. Piazzarti sui bastioni del lungomare con l’ aria dell’ anima in pena sul volto e il telefono in mano difficilmente ti aiuterà a individuare la persona che cerchi in mezzo alle altre mille. E strillare da giù non risolverà la situazione. Diamoci un appuntamento. Poi c’ è la MUSICA. Gli stabilimenti sulla spiaggia provvedono già, e abbondantemente, ad animare le giornate con musica da festa: siamo proprio sicuri di voler cercare di sovrastare le potenti casse del dj con quelle del nostro telefonino? E se ci troviamo su una spiaggia silenziosa, senza chalet e senza sottofondo musicale, veramente ci sembra utile imporre la nostra playlist a coloro che invece hanno scelto quel lido in virtù della sua silenziosa pace? Su: è accanimento. A proposito di OMBRELLONE. I nostri stabilimenti privati sono pochi e per lo più frequentati da turisti. Quello ragusano non è un popolo avvezzo alle limitazioni: per noi la spiaggia è libera e il mare di tutti. Ciò non vuol dire che possiamo appropriarci di una dozzina di metri quadrati trasformando i nostri ombrelloni, affiancati a quelli dei parenti, in novelle tende berbere. Stare in compagnia è bello, ma costruire un accampamento è abuso edilizio. SCHIZZI E SPRUZZI. Sì, il nostro arenile è bello perché è basso. E’ anche brutto, per la stessa ragione: mentre gli adulti amano passeggiare sul bagnasciuga, bambini e ragazzi irrompono rincorren dosi lungo i metri di acqua bassa che li separano dalla possibilità di tuffarsi. Si chiama conflitto generazionale. C’ è poi il capitolo DOCCIA. Ai turisti pare un miracolo: lungo la costa ragusana esistono docce d’ acqua dolce, gratuite, sulla spiaggia libera, e a nessuno o quasi viene in mente di vandalizzarle. Ora che poi – onore al merito – l’ amministrazione ha fatto dono alla cittadinanza di quelle nuove, ogni spiaggia ha il vestito buono dello stabilimento chic. Questo non ci autorizza però a stare sotto l’ acqua un tempo infinito, sprecandola: è una risorsa, ed è preziosa. I ragusani amano I GIOCHI DA SPIAGGIA. Ma non tanto il calcet to, men che meno i racchettoni: noi impazziamo per i tamburelli e in molte spiagge ci sono campetti atti al gioco. C’ era perfino una spiaggia che si chiamava così. Impazziamo per i tamburelli. Ma forse non proprio tutti tutti: occhio a non impallinare chi è disarmato. I CANI? Ben vengano, specie sulle spiagge grandi dove possono correre. Attenzione a dove mettono le zampe, però, ché se fanno un guaio lì gli indisciplinati non sono loro, ma chi non sa tenerli. Sull’ IMMONDIZIA non ci sono scuse: il mare non è una pattumiera, nè un posacenere. Alzatevi e camminate: i cestini grazie al Cielo sono ovunque, non usarli è semplicemente incivile. E c’ è chi, a Plaja grande, lo ricorda con ironia. C’ è anche il capitolo AMBULANTI. Allo Scalo Trapanese, quando c’ era, girava un pakistano di nome Raffaele: un’ istituzione. Ancora oggi i venditori sono tanti e ovunque, e il loro non è un lavoro semplice, sotto il solleone mentre gli altri si rinfrescano. Far loro perdere tempo con contrattazioni inutili è crudeltà. Infine I BAMBINI. Che belli che sono, con le loro manine insabbiate mentre costruiscono i castelli. E con i piedini inzaccherati mentre si rincorrono incuranti dei teli, e dei corpi, stesi sull’ arenile. Ecco: no. Fermiamoli. Magari senza gridare. Il Codacons ha stilato un decalogo di comportamento da tenere sulle spiaggie. Dieci punti di buon senso. Eccoli, in sintesi: 1 IL TELEFONINO: tenere la suoneria al minimo, non strillare, indossare le cuffie se ascoltate musica. 2 L’ OMBRELLONE: specie negli stabilimenti balneari, lo spazio tra un ombrellone e un altro è uno spazio regolamentare. Non invadere quello altrui è buona norma. 3 SCHIZZI E SPRUZZI. E’ salutare entrare in acqua gradualmente. Se non lo volete fare, peggio per voi. Ma evitate di tuffarvi con dei tonfi schizzando il vicino. 4 DOCCIA. Non vi attardate sotto la doccia creando code. Non usate poi saponi o shampoo: inquinano. 5 FIGLI: se volete rimproverare i bimbi, non fatelo a distanza, urlando. Alzatevi! 6 CALCIO. Se c’ è uno spazio allestito allo scopo, ben venga una partita, altrimenti ricordatevi che gli altri non sono contenti di ricevere le vostre pallonate in testa o sulla pancia. 7 SPORT ACQUATICI. Basta con acqua -scooter o barche a motore che arrivano fino a riva. Rispettate le leggi. 8 RIFIUTI Non gettate le cicche di sigarette o la carta del gelato sulla sabbia. Cercate i cestini! 9 AMBULANTI. Se non c’ è niente che vi interessi, si può dire un fermo “No grazie”, senza bisogno di inscenare una discussione. 10 CANI. Laddove è permesso portarlo in spiaggia, ricordatevi di tenerlo sempre vicino, con guinzaglio (o guinzaglio e museruola). Non lasciate che seppellisca zoccoli, lecchi chiunque si avvicini o sollevi valanghe di sabbia.
 

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