1 Aprile 2020

Al direttore

– I servizi resi ai consumatori non sono gratuiti, hanno un costo per chi li fornisce e devono essere pagati anche perché le associazioni dei consumatori non godono di alcun finanziamento pubblico e si sostengono grazie al contributo dei propri sostenitori. Importante è che siano chiare condizioni e modalità per avvalersi dei servizi, per cui ognuno possa decidere consapevolmente. Proprio per questo sul nostro sito i costi dei nostri servizi (telefonici e non) sono spiegati in modo chiaro e trasparente. Se poi il Foglio vuole finanziare tali servizi siamo a disposizione per fare del giornale lo sponsor ufficiale Codacons con tutti gli onori del caso. E certo non pretendiamo che il Foglio non faccia pagare ai propri lettori il giornale (non sappiamo se percepite i contributi pubblici dell’ editoria) solo perché l’ informazione giornalistica è un servizio pubblico essenziale. Chiediamo anzi al suo giornale di farsi portavoce del grave problema del Terzo settore, che rischia di scomparire a causa della grave emergenza in atto, diffondendo l’ appello ai cittadini e consumatori pubblicato al link https://codacons.it/appello/ Cordiali saluti. Avv. Giuseppe Ursini, presidente Codacons

 

Risponde Luciano Capone. Il problema è proprio che i servizi telefonici per l'”emergenza coronavirus” sono poco chiari e trasparenti, anzi sono ingannevoli. Perché sul sito il Codacons affianca le linee premium a un numero verde, confondendo così i consumatori su cosa sia a pagamento e cosa gratuito, e perché offre ai consumatori per lo stesso prezzo cose nettamente differenti: entro un orario si paga per essere ascoltati, dopo per ascoltare una registrazione. Il Codacons può offrire tutti i servizi che vuole ma dovrebbe farlo in maniera corretta e senza ingannare le persone, soprattutto in una fase di fragilità sanitaria, economia e psicologica come quella che stiamo vivendo. Ma l’ inganno deve essere una pratica di comportamento abituale per il Codacons, visto che comincia questa missiva affermando che “le associazioni dei consumatori non godono di alcun finanziamento pubblico e si sostengono grazie al contributo dei propri sostenitori”. E’ un’ affermazione menzognera, visto che sono tanti i finanziamenti pubblici erogati alle associazioni dei consumatori, ed è talmente falsa che basta andare sul sito del Codacons alla sezione “trasparenza” – dove però mancano i bilanci (una trasparenza un po’ opaca, quindi) – per leggere l’ elenco, pubblicato per obbligo di legge, di “sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque a vantaggi economici di qualunque genere ricevuti da Pubbliche amministrazioni e da soggetti assimilati”. Questa del Codacons è pertanto una rettifica che non rettifica nulla, ma che andrebbe piuttosto rettificata.

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