9 Febbraio 2010

Al cinema si va per soffrire

ROMA – A L CINEMA si va per soffrire. Attacchi di panico, svenimenti, vomito, tremori (sabato scorso a Napoli numerosi episodi, più una ragazza di 14 anni ricoverata all’ ospedale in stato catatonico) sono gli effetti indesiderati di una pellicola che ha sbancato i botteghini all’ insegna dell’ autentico terrore. Secondo film più visto nello scorso fine settimana dopo «Avatar», «Paranormal Activity» , del regista americano alle prime armi Oren Peli, girato con 15mila dollari nella sua casa di San Diego, ha mandato all’ ospedale decine di persone, per lo più minorenni. Tensione dopo tensione, i più deboli non hanno retto alla sequenza di scene dettate da un’ inquietante immaginazione. E ora infuria la polemica. Nel mirino c’ è la decisione adottata dalla commissione per la revisione cinematografica del ministero dei Beni culturali, che il 1 febbraio ha espresso parere favorevole all’ uscita in sala del film senza limiti per i minori. La prima ufficiale protesta viene da Antonio Marziale, presidente dell’ Osservatorio sui Diritti dei Minori: «Paranormal Activity è una produzione angosciante, con un livello di tensione altissimi per tutta la durata ed è difficile comprendere per quale motivo la commissione Censura non abbia provveduto a vietarlo ai minori di 18 anni». La circostanza che negli Usa ciò non sia avvenuto, o meglio al film siano ammessi minorenni seppur accompagnati da un adulto, per Marziale non rappresenta una scusante. Anzi. «Questo non vuol dire che ogni americanata debba godere nel nostro Paese di immunità riflessa». ANCHE Alessandra Mussolini, presidente della Commissione Parlamentare per l’ infanzia e l’ adolescenza, lancia un allarme al ministro per le Attività culturali, Bondi. «Mi auguro che il ministro assuma provvedimenti urgenti», dice. E Bondi risponde: «Il parere della Commissione è vincolante; ma mi riservo una verifica sul film e l’ adozione dei provvedimenti necessari per tutelare i minori». Protesta anche Elisabetta Scala, responsabile Osservatorio media del Movimento genitori. «NON SI capisce come un film horror non sia stato vietato ai minori. Il trailer era decisamente esplicito. Bisogna rivdeere le modalità d giudizio con cui vengono posti i divieti: noi chiediamo anche l’ inserimento di rappresentanti dei genitori nelle commissioni esaminatrici e la rimodulazione delle classificazioni includendo divieti più specifici oltre a quelli per 18 e 14 anni, così come già attuato in altri Paesi». Da ieri anche il Codacons studia azioni legali a tutela dei minori. «I casi accertati di attacchi di panico dimostrano chiaramente l’ esigenza di vietarne la visione ad un pubblico di età inferiore ai 18 anni», chiarisce il presidente Codacons, Carlo Rienzi. Ma c’ è anche un altro scenario che potrebbe aprirsi: «I minorenni che in questi giorni hanno subito effetti legati alla visione del film – spiega – potrebbero richiedere il risarcimento dei danni».
 

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