26 Ottobre 2000

Al centro dell’indagine le lettere di Blu al governo

La Finanza a Palazzo Chigi per le carte dell’asta Umts

ROMA – La Finanza a Palazzo Chigi. Una giornata convulsa, con nuovi ordini di esibizione di documenti, altre denunce alla magistratura, richieste di sospensione del bando di gara e soprattutto di sequestro delle cinque licenze, non ancora assegnate, attribuite per i telefonini di terza generazione. Il caso Umts, da scandalo economico- finanziario rischia di trasformarsi in una brutta gatta da pelare per il governo. Subito dopo l’apertura del fascicolo, ancora contro ignoti e quindi senza alcun indagato, la Procura di Roma ha dato incarico al comando provinciale della Guardia di Finanza di raccogliere tutta la documentazione relativa al bando di gara per l’assegnazione delle cinque licenze per i cellulari Umts. Gli uomini delle “Fiamme gialle” si sono divisi in squadre e con un’azione coordinata e contemporanea si sono presentati nella sede di Blu. Qui, con un ordine di sequestro, si sono fatti consegnare i documenti della gara. Ma il sequestro non avrebbe dato i risultati che ci si aspettava. Il materiale raccolto era poco e soprattutto mancava la corrispondenza tra i soci del consorzio e tra i rappresentanti di Blu e il governo. Ieri mattina c’è stata una breve consultazione telefonica tra il procuratore capo Vecchione, che coordina personalmente le indagini, e i vertici della Finanza. Vecchione ha valutato l’esito del primo sequestro e ha deciso che era necessario rivolgersi a tutte le sedi che avevano avuto a che fare con l’asta Umts. Per ottenere la documentazione si è scelta una strada meno dirompente, optando per un più cauto ordine di esibizione piuttosto che il semplice, ma crudo, ordine di sequestro. La Finanza si è quindi recata al ministero del Tesoro, delle Comunicazioni, nelle sedi delle aziende coinvolte e alla fine anche a Palazzo Chigi. E qui, stando alle indiscrezioni raccolte negli ambienti investigativi, sarebbe stata raccolta tutta la corrispondenza tra il consorzio Blu e il governo.
Solo stamane, al termine di un consulto tra magistrati e investigatori, il procuratore Vecchione, assieme all’aggiunto Lapadura e il pm Sabelli, saranno in grado di valutare tempi e modalità di come si è svolta l’asta e quindi stabilire la sussitenza delle ipotesi di reato già profilate con l’apertura del fascicolo giudiziario. Per il momento restano in piedi sia l’aggiotaggio sia la turbativa d’asta. Ma nella denuncia del Codacons, l’associazione di difesa dei consumatori, si ravvisa anche una terza ipotesi di reato, l’omissione d’ atti d’ufficio. Al centro dei primi accertamenti non c’è solo il comportamento di Blu nel corso della gara. Ma le comunicazioni, scritte oltre che telefoniche, che i vertici della società ha avuto con il ministro delle Comunicazioni e, quindi, con il governo. L’ordine di esibizione di ieri mattina si riferiva a tutto il materiale che concerneva la gara per le licenze. Compreso il carteggio degli ultimi sei mesi tra gli azionisti di Blu e la società con Palazzo Chigi. L’uscita del consorzio dall’asta, a parere del Codacons, era più che prevedibile. E non solo per le difficoltà, segnalate a più riprese dal presidente di Autostrade, e di Blu, Giancarlo Elia Valori, fin dall’estate scorsa. “Paradossalmente”, osserva il Codacons, “a Blu non si può rimproverare nulla e sarà molto difficile trattenere i 4 mila miliardi di fideiussione. Rilasciare subito le licenze, tra l’ altro, è un rischio in presenza di un’inchiesta della magistratura. Di fronte ad un annullamento della gara chi rimborserebbe i costi degli impianti nel frattempo realizzati?”.
 

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