5 Novembre 2002

Aiutare i terremotati, ma senza truffe

Aiutare i terremotati, ma senza truffe
Il Codacons mette in guardia: meglio devolvere fondi tramite moneta bancaria. Diffidate dei bollettini postali e delle raccolta porta a porta. I contanti sono sempre a rischio.

ROMA ? Donare sì, ma tenendo gli occhi ben aperti. Il consiglio arriva da Italo Mannucci, capo dell?ufficio legale del Codacons, che mette in guardia dal pullulare di associazioni nate per la raccolta di fondi a favore dei terremotati del Molise. Perché le sole raccolte porta a porta, per fare un esempio, finiscono in ?truffa? nel 70-80 per cento dei casi. Non solo. La storia delle donazioni insegna che in occasioni simili il 60-70% dei soldi recuperati è stato diviso tra chi organizzava la raccolta dei fondi.

Ombre cupe sulla solidarietà che, però, non devono far desistere chi intende aiutare chi ha perso una casa o, peggio, un figlio nel terremoto che ha colpito San Giuliano di Puglia. L?importante, insistono gli avvocati del Codacons, è seguire alcuni accorgimenti. ?L?unico modo sicuro per donare fondi ? spiega Mannucci ? è tramite moneta bancaria, ovvero usando la carta di credito o il bonifico diretto?.

Non è altrettanto immediata, invece, la donazione tramite bollettino postale. ?Qualsiasi associazione ? precisa Mannucci ? può andare in Posta e farsi stampare un bollettino che, nella causale, riporti il ?pro-evento?, con tanto di conto corrente a cui destinare i fondi?. Diverso il caso delle banche, dove va segnalato sia l?intestatario del conto corrente, sia il nome di chi lo gestisce.

Da evitare, poi, la donazione di contanti che, di per sé, non viene attestata come passaggio economico. ?Se proprio vi capita ? suggerisce Mannucci ? chiedete una ricevuta dell?effettuata donazione. Capisco che non è elegante, ma è necessario anche per chi riceve i soldi?. Da richiedere, poi, anche la finalità precisa della donazione. Ovvero: è utile sapere che i soldi serviranno per costruire un certo edificio o per fornire quegli alimenti e vestiti. Perché quanto è avvenuto con la Missione Arcobaleno, e i suoi 500 container abbandonati nel porto di Trapani, non si ripeta.

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