31 Marzo 2015

AGRIGENTO, CONDANNATO L’ EX PRESIDENTE D’ ORSI MA PER UNA SOLA ACCUSA

AGRIGENTO, CONDANNATO L’ EX PRESIDENTE D’ ORSI MA PER UNA SOLA ACCUSA

Un anno di reclusione per avere ottenuto il rimborso di una quindicina di pranzi, qualcuno consumato in autogrill o paninerie, senza che risultasse «adeguatamente motivato il fine istituzionale». Assoluzione per quasi tutti gli altri capi di imputazione, una trentina in tutto. Atti restituiti alla Procura per valutare l’ eventuale istruzione di un nuovo processo per un solo capo di imputazione. L’ ex presidente della Provincia di Agrigento Eugenio D’ Orsi, poco dopo le 17,30, quando il presidente della prima sezione penale Giuseppe Melisenda Giambertoni ha letto la sentenza che lo scagiona dalla quasi totalità delle accuse, scoppia a piangere e abbraccia tutti. Prima i suoi avvocati Daniela Posante e Giuseppe Scozzari, poi il figlio Giuseppe e la moglie Patrizia. «Sono sollevato – dichiara a caldo – ma non torno a fare politica anche perché mi è rimasto accanto solo Raffaele Lombardo. Sono spariti tutti». D’ Orsi, ultimo presidente della Provincia di Agrigento prima della soppressione degli enti, era imputato di una trentina di ipotesi di abusi di ufficio (diverse fra loro), tre di concussione, due di peculato e due di truffa. Il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e il pm Carlo Cinque avevano chiesto che venisse condannato per tutti i reati a sei anni di reclusione. Diversi e variegati i filoni di indagine che avevano portato D’ Orsi a processo con giudizio immediato. Innanzitutto, la contestazione di abuso di ufficio per avere ottenuto il rimborso delle spese per pranzi e cene istituzionali. Secondo i pm non avrebbe avuto diritto e in ogni caso avrebbe dovuto seguire modalità del tutto diverse, indicando il fine istituzionale, i com mensali e altre circostanze. È questo l’ unico aspetto per cui, in parte, D’ Orsi è stato riconosciuto colpevole. Il collegio di giudici (composto anche da Michele Còntini e Agata Anna Gen na) lo ha condannato solo per i due capi di imputazione che racchiudevano i rimborsi ritenuti illegittimi e peraltro in modo parziale ritenendo che «il fatto non sussista» per la maggior par te delle condotte. Leggendo nel dispositivo, frai rimborsi ritenuti illegittimi ci sono una quindicina di buoni relativi a conti di ristoranti ma anche auto grille paninerie. Per questi fatti il Codacons, patrocinato dall’ avvocato Pierluigi Cappello, si era anche costituito parte civile, chiedendo il risarcimento dei danni che i giudici hanno negato. I capi di imputazione, articolati in circa venticinque pagine, si aprivano con due ipotesi di peculato e tre di concussione che ruotavano attorno alla ristrutturazione della sua villa di Montaperto, eseguita fra il 2010 e il 2011. D’ Orsi, secondo i pm, aveva abusato del suo ruolo istituzionale per non pagare lavori oppure pretendere sconti eccessivi per prestazioni.
 

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