18 Dicembre 2007

AGRICOLTURA DAL RISO ALLA SOIA: LE VERE RAGIONI DELLE POLEMICHE LA GUERRA DEGLI OGM

Il fronte del sì contro quello del no, alleati e nemici. Ma dietro l`aspro dibattito sugli organismi geneticamente modificati ci sono grossi interessi economici. Per ora sembra una guerra e della guerra usa anche il linguaggio: fronte del no contro quello del sì; nemici della scienza contro nemici della natura; alleati delle multinazionali contro fondamentalisti ambientalisti. Ma cosa c`è, in realtà, dietro la polemica sugli Ogm, gli organismi geneticamente modificati, l`ultimo frutto dell`ingegneria genetica? Uno dei primi successi di questa branca della scienza è stata la creazione in laboratorio, nel 1982, dell`insulina umana: prelevando il gene che la codificava da un organismo animale e introducendola in un batterio è stato possibile produrre insulina in grandi quantità. La guerra, però, si è scatenata quando dalla produzione di organismi e farmaci transgenici in laboratorio si è passati alla coltivazione di piante geneticamente modificate in ambienti aperti: tra tentativi falliti (pomodori che non marciscono), progetti ancora in corso (riso arricchito di betacarotene) e prodotti ormai largamente diffusi (soia, mais, cotone e colza capaci di tollerare diversi erbicidi o di produrre tossine in grado di uccidere insetti parassiti), gli Ogm hanno dilagato. Grandi appezzamenti di terreni agricoli, soprattutto negli Stati Uniti, in Brasile, Canada, Argentina, India, sono stati destinati alla coltivazione di piante transgeniche e le potenti industrie del settore, sementiere e chimiche, hanno cominciato a premere a tutti i livelli per aumentare sempre di più i loro mercati. L`Europa, però, in parte resiste. Da quando, nel 2004, è caduta la moratoria europea contro gli Ogm, la Commissione ha autorizzato l`importazione di 13 prodotti biotech, la maggior parte destinata al consumo animale e con delle restrizioni. Inoltre, c`è l`obbligo di etichetta se l`Ogm è superiore allo 0,9 per cento di ogni singolo ingrediente di un prodotto ed è notizia recente l`annuncio di Sarkozy di voler sospendere la coltivazione di Ogm in Francia in attesa di nuovi riscontri. Una manifestazione di Greenpeace contro gli organismi geneticamente modificati (foto Ansa/La Presse). Consumatori diffidenti Tutto questo mentre i consumatori europei sono sempre più diffidenti, gli ambientalisti temono impatti sul territorio, la gran parte degli agricoltori medi e piccoli non sono convinti e gli scienziati non sono concordi nella valutazione finale. Un po` in tutta Europa, insomma, è guerra. Il fronte del sì, in Italia, è rappresentato da “Sagri-Salute, agricoltura, ricerca“ (un coordinamento tra le Società italiana di genetica agraria e di tossicologia, l`Associazione di imprenditori agricoli Futuragra e l`Associazione per la libertà di ricerca Luca Coscioni, appoggiate anche dalla Fondazione Umberto Veronesi, dall`Associazione dei cristiani per l`ambiente, da Galileo 2001 e dall`Istituto Bruno Leoni). Sostengono che “sulla base di un`analisi critica della letteratura scientifica internazionale, gli Ogm sono ancora più sani dei prodotti dell`agricoltura tradizionale e che sono sicuri sia dal punto di vista della salute umana, sia da quello dell`impatto agronomico ambientale“. Le colture Ogm, inoltre, aumenterebbero la produttività per ettaro e ridurrebbero le spese degli agricoltori. La richiesta di Sagri è che anche in Italia venga autorizzata la ricerca scientifica “in pieno campo“ (per ora possibile solo in laboratorio e in serra), sia agli enti pubblici di ricerca sia agli agricoltori che lo desiderano. Il fronte del no è di parere opposto. La Coalizione Italia Europa-Liberi da Ogm (che riunisce 32 associazioni anche molto diverse tra loro, tra cui Acli, Adiconsum, Cia, Coldiretti, Codacons, Consorzio del Parmigiano Reggiano, Fedagri, Coop, Confartigianato alimentazione, Focsiv, Fondazione diritti genetici, Libera, Greenpeace, Legambiente, Wwf) ha recentemente raccolto più di tre milioni e mezzo di firme “a favore di un`agricoltura di qualità e libera da Ogm“. “Siamo convinti che l`agricoltura può diventare il volano dell`economia, purché punti alla qualità e all`enorme ricchezza e varietà dei suoi prodotti“, dice Ivan Verga, segretario generale della “Fondazione dei diritti genetici“, una delle associazioni aderenti al cartello. “La coalizione è stata uno strumento di inclusione sociale e un luogo di democrazia partecipata, dove è stato espresso l`interesse convergente di agricoltori, produttori, consumatori, commercianti, sindacati a proporre un modello di sviluppo agroalimentare centrato sulla qualità e non sull`interesse delle grandi aziende multinazionali“. Un modello, continua Verga, “imposto da ragioni economiche e sociali, ma anche scientifiche: gli scienziati sono divisi nel giudizio sugli impatti ambientali e sulle conseguenze sanitarie degli Ogm e dopo i disastri di “mucca pazza“, del traffico clandestino di ormoni della crescita bovina, dei polli alla diossina, sarebbe il caso di andarci con i piedi di piombo. Serve una ricerca scientifica seria e indipendente, mentre oggi l`Efsa, l`Autorità europea per la sicurezza alimentare, che dovrebbe valutare la sicurezza degli organismi geneticamente modificati per conto dell`Unione europea, non fa ricerca indipendente e basa le sue valutazioni sui dati forniti dalle stesse aziende che richiedono la commercializzazione di un Ogm“. Di meccanismo autorizzativo poco trasparente parla anche il ministro dell`Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, che in sede europea, appoggiato da altri 12 Paesi, ha chiesto una riforma delle autorizzazioni per la coltivazione, l`alimentazione umana e l`uso nei mangimi animali di prodotti Ogm.

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