22 Marzo 2018

Agli atti le richieste del Codacons «Sequestrare 7 milioni per i malati»

«vincolare il passaggio a am investco all’ effettiva realizzazione delle bonifiche»
Il Codacons ha tenuto ieri un incontro, come preannunciato, sulla vicenda giudiziaria che riguarda il caso Ilva. Sulle nuove iniziative dell’ associazione dei consumatori si è svolta davanti alla Corte d’ Assise di Taranto la conferenza stampa del Codacons nazionale. L’ avvocato Piero Mongelli che in quella sede rappresentava il Codacons Nazionale ha esposto unitamente all’ avvocato Vincenzo Rienzi le ragioni che hanno indotto il Codacons a chiedere il sequestro conservativo di circa 7 milioni di euro a garanzia dei danni che i cittadini Tarantini hanno subito dall’ inquinamento della società Ilva. «Se la corte dovesse accogliere la richiesta di sequestro conservativo si porrebbe un punto fermo per garantire ai cittadini che si sono costituiti parte civile, in caso di condanna degli imputati, il giusto e sacrosanto Ristoro dei danni subiti». Per l’ avvocato Piero Mongelli e per il Codacons è importante infatti «non solo che si realizzi la bonifica dell’ intera area tarantina ma che si garantisca anche ai cittadini che, da quella situazione hanno subìto dei danni, una congrua ed equa riparazione. Si tratta di una questione di giustizia. Anche perché in tutte le decisioni amministrative finora prese lo Stato e gli enti governativi mai e in nessun momento hanno ritenuto di dovere in qualche modo garantire direttamente i cittadini dalle dall’ inquinamento della società Ilva». Altra notizia fornita ieri è che il Codacons nazionale ha chiesto l’ intervento sia dell’ Antitrust italiano sia della Commissione europea per subordinare il trasferimento della società Ilva alla società Am InvestCo all’ effettivo svolgimento delle attività di bonifica che sulla base delle ultime decisioni sarebbero state postergate al 2023. «Anche queste decisioni invero appaiono assolutamente inaccettabili in considerazione della situazione in cui versa la città di Taranto nel suo complesso e alcuni quartieri come Tamburi o il quartiere Paolo VI in particolare». Il Codacons ha depostati gli atti relativi a queste iniziative presso la corte di Assise di Taranto sui quali la stessa Corte si è riservata di decidere.

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